Sul “Tacco di Bacco”

http://www.iltaccodibacco.it/puglia/eventi/52685.html

Poesia allo stato di traccia

1, 2, 3, 4, 5.
6, 7, 8, 9, 10.
12? 11!

François Le Lionnais
“Poesia allo stato di traccia” – 1958

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond’ elli indige,
tal era io a quella vista nova:
veder voleva come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova;
ma non eran da ciò le proprie penne:

Dante, Divina Commedia, Paradiso, Canto XXXIII, vv 133-139

Le prime due “misure” della sequenza, in stretta relazione antitetica, all’apertura del varietà che, venerdì 20 gennaio, saranno recitate da Armando Merenda.

Armando Merenda è nato l’11 aprile 1944 a Vitulano (BN) ed a 15 anni è entrato per concorso nella “” Scuola Militare NUNZIATELLA “” di Napoli dove ha ultimato gli studi liceali e militari. Ammesso all’Accademia Militare di Modena e quindi alla Scuola di Applicazione dell’Arma dei Carabinieri , dopo un quadriennio ha iniziato a percorrere una carriera volta alla sicurezza ed all’ordine pubblico in varie città del centro e sud (comprese le isole) Italia per il contrasto alla criminalità, nonché in svariati settori; in carriera ha svolto compiti (anche internazionali) e servizi per terminarla presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2007 come dirigente Generale. Dal 2008 al 2010 ha collaborato con una commissione presidenziale presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria per il ristoro della legalità e nel contempo ha mantenuto vivo l’incarico (dal 2007) di docenza presso l’Università degli studi di Chieti come docente laico della facoltà di scienze sociali ove tuttora continua ad insegnare. E’ laureato in Giurisprudenza (Teramo 1975) ed in Scienza per la Sicurezza nazionale ed internazionale (Roma – Tor Vergata 2003 ).
Nel 2009, per caso e per diletto, ha esordito in una compagnia teatrale (noi la raccontiamo così) non professionale in vernacolo napoletano (De Filippo) e successivamente in altra (compagnia d’autore) con due lavori : “”ultima violenza “” (2010) del giornalista catanese FAVA, ed un singolare “”Otello”" (2011) messo in scena dal regista Roberto Petruzzelli.

GF

Vallisa 20 gennaio 2012

Con la formula del “varietà differenziale” presenterò il libro “La forma del suono” ad un pubblico di esperti, addetti ai lavori, giornalisti e amici.
Perché e soprattutto cos’è un varietà differenziale?
Innanzi tutto fugo ogni dubbio circa l’originalità della definizione: non l’ho inventata io ma ne ho solo condiviso il senso con altri autori rivolti ad ambiti simili ma strutturalmente diversi.
Come spesso accade, intorno alla questione dell’esistenza di regole geometriche che governano la composizione, benché ampiamente dimostrate e rintracciabili, la critica si divide equamente tra scettici e sostenitori. In ogni caso l’argomento suscita una certa curiosità, cosa che ho modo di riscontrare personalmente in questo periodo di promozione del volume. Gli organi di stampa, anche di rilievo come “La Gazzetta del Mezzogiorno” (edizione del 16 gennaio – ieri), se ne occupano volentieri, segno che l’argomento “tira”. Ma perché tira? Probabilmente perché chi si occupa di queste tematiche, dal di fuori, cioè da teorici dimostratori, scivola facilmente e volutamente in ambiti esoterici e l’esoterismo, si sa, attrae, affascina.
Nel nostro caso l’esoterismo è completamente escluso, sia chiaro. Non c’entra assolutamente nulla e non se ne sente il bisogno di tirarlo in ballo, neanche per puri scopi commerciali.
Dicevo, scettici e sostenitori. I primi, misurando come San Tommaso gli oggetti in causa, tenderanno sempre a smentirne le coincidenze, i secondi, invece, sosterranno a spada tratta il contrario. Ma quelle regole esistono, è un dato. E’ sulle applicazioni in ambito progettuale, compositivo e successivamente costruttivo che focalizzerei l’attenzione.
Tra i più autorevoli studiosi che in tempi moderni si sono occupati della materia, vi è Matila Ghyca che, nel suo “Le nombre d’or”, fa una accurata analisi degli ambiti di applicazione dei sistemi armonici che regolano la composizione. Nell’esempio del Partenone, rispetto alla rintracciata regola generale, il rilievo rivela misure diverse per ogni intercolumnio; sono proprio queste imperfezioni che, secondo Ghyca, donano al tempio greco la vita.
Da architetto condivido pienamente questa tesi che, oltretutto, mi emoziona assai. Dico da architetto perché tento di praticare la nozione di proporzione armonica con voluta approssimazione proprio per non “congelare” la composizione imprigionandola nella gabbia della pura applicazione di rigide geometrie.
Allora diviene chiaro il concetto; non c’è bisogno di spiegare alcunché, dato che l’idea di proporzionamento emoziona e suggestiona molto di più che la loro fredda applicazione. E noi siamo esseri vivi e sensibili.
Ma anche questo non è valido per tutto (sarebbe troppo comodo). Infatti, mentre in architettura, pittura e musica l’esclusione della matematica non ha comportato evidenti scompensi, se non il concorso verso una più generale de-culturizzazione, in liuteria la perdita del metodo di proporzionamento delle parti di ogni singolo strumento ha comportato la fine di quella nobile arte, peraltro tutta italiana. Un violino non proporzionato non suona. Non si sfugge.
Il varietà differenziale serve a mostrare tutto questo, servendosi delle regole e della loro imperfetta ma emozionante applicazione. Uno spettacolo in cui non è l’arte scenica, musicale o canora protagonista ma la loro invisibile struttura compositiva. Per una volta i protagonisti di sempre passano in secondo piano.
La figura del “conduttore”, che poi sarei io, diviene il “medium” di comunicazione tra gli “ectoplasmi” evanescenti e silenziosi degli artisti e il pubblico, spettatore che non vede ciò che normalmente è chiamato a vedere e giudicare, ma la fitta ragnatela geometrica del varietà.
Il metaforico sacrificio che ho chiesto ai bravissimi “ectoplasmi per una sera” è grande, ma la loro disponibilità e talento ancora di più.
Per questo voglio scusarmi umilmente e ringraziarli dal primo all’ultimo.

GF

Quando avrai un passato

Quando tu avrai un passato,
Yvonne, ti accorgerai che cosa
curiosa che è. Prima di tutto, ce
ne sono angoli interi, di frane:
dove non c’è più niente. Altrove
erbacce che sono cresciute a
casaccio, e non ci si capisce più
niente neppure lì. E poi ci sono
posti che ci sembrano così belli
che uno se li rivernicia tutti
gli anni, una volta d’un colore, una
volta d’un altro. E lì la cosa
finisce per non somigliare più per
niente a quella che era. Senza
contare quello che uno ha creduto
molto semplicemente e senza
mistero quando è successo, e che
poi anni dopo si scopre che non
è tanto chiaro come sembrava,
così come alle volte tu passi tutti
i giorni davanti a un’affare
qualunque senza farci caso e poi
tutt’a un tratto te ne accorgi

Raymond Queneau

…pillole dal varietà differenziale del prossimo venerdì.

Nuper rosarum flores

Tra i brani selezionati dal M° Sabino Manzo per la performance della presentazione barese del volume “La forma del suono”, oltre a quello di Debussy del quale ho già pubblicato la struttura armonica, vi è questo di Guillaume Dufay.

Guillame Dufay (1397 – 1474) è un compositore fiammingo che ha fortemente contribuito con la sua opera allo sviluppo della musica polifonica rinascimentale. Scrisse il mottetto “Nuper rosarum flores” in occasione della consacrazione di Santa Maria del Fiore a Firenze il 4 marzo 1436.

La struttura armonica a 6 voci, tenor, contratenor, motetus e triplum (con il raddoppio del tenor e l’aggiunta del bassus), fu costruita secondo un preciso piano matematico correlato alle proporzioni dimensionali dell’architettura della chiesa e della cupola del Brunelleschi in particolare, a ennesima dimostrazione della strettissima parentela tra le due discipline.

L’architettura vista come “musica congelata”, secondo una famosa definizione di Goethe.

Secondo la condivisibile analisi di Marta Michelutti l’ossatura formale è costituita da un “cantus firmus” che i due tenores eseguono a note lunghe, ritmicamente sfalsato a distanza di una quinta sul motivo “Terribilis est locus iste”.

Il brano si divide in quattro parti, ciascuna delle quali comprende un’esposizione del cantus firmus con indicazioni metriche sempre differenti (in notazione moderna si passa dal ritmo 6/4 a 2/2, 2/4 e 6/8).

Questo fa si che le durate siano diverse per ciascuna sezione pur restando identico il numero di battute (56 battute, di cui le prime 28 sono intonate solamente da motetus e triplum e nelle restanti si uniscono i due tenores con la melodia dell’introito).

Se uguale è il numero di battute è però differente il tactus (corrispondente all’unità di misura della pulsazione, in questo caso del valore di 2/4), per ciascuna sezione si ottengono i seguenti valori: 168, 112, 56 e 84, che divisi per 28 danno i rapporti 6:4:2:3.

Se si osserva la struttura della cattedrale fiorentina si riscontrano facilmente le ricorrenze di questi numeri: innanzitutto la modularità è data da un blocco della misura di 28 braccia; la navata è composta da 6 moduli, i transetti da 2 moduli ciascuno per un totale di 4, la zona absidale da 2 moduli, mentre 3 moduli separano il soffitto della cupola dalla quota di pavimento. Ritorna quindi lo schema 6:4:2:3 già visto all’interno del mottetto.

In più i rapporti tra i due involucri della cupola ricalcano esattamente le proporzioni tra le altezze delle note dei due tenori.

La cattedrale sommersa

La “Cathedrale engloutie” è un preludio composto da Claude Debussy nel 1910, probabilmente in omaggio al compositore tedesco Richard Wagner (1813-1883). La cattedrale “dipinta” nel brano è la metafora della mitica città celtica di Ys, che una leggenda vuole riemerga dalle acque dell’oceano per poi esserne nuovamente inghiottita.
La forma del brano è binaria, AB o AA-BB, una delle forme più usate dall’autore francese. La prima sezione è contenuta nelle misure 1-46 e si ripete, con alcune variazioni, nelle misure 47-89 formando la sezione B.
Realizza le “guglie di ghiaccio” della cattedrale tramite accordi di quarta e di quinta racchiusi in due livelli che indicano la profondità; nell’incipit, le semiminime si profilano come contorno di accompagnamento per le strutture sorgenti dall’oceano. Questa zona musicale è resa per mezzo della scala diatonico-modale in modo misolidio e lidio. La cattedrale termina di emergere dall’oceano tramite “soffici” accordi per seconde in una armonia modale in chiave moderna con 3 diesis e 5 bemolli.
Dalla battuta 22 la cattedrale è emersa, e l’andamento assume un tono maestoso in campo diatonico. Dalla battuta 28, arrivati al “climax”, i rintocchi cupi e profondi del DO basso, preludono il risucchio dell’edificio verso le profondità dell’oceano.
La discesa negli abissi è organizzata tramite una sequenza di 10 accordi di settima, ripetuti 2 volte in progressione irregolare. Toni flottanti e sordi simboleggiano le onde del mare che sommergono l’edificio.
Nella struttura del brano ritroviamo molti numeri della sequenza di Fibonacci, strettamente collegati alla Sezione Aurea. Dai primi 11 numeri della serie otteniamo la sequenza:

1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89

89 sono le misure totali del brano, che è caratterizzato da un metro ambiguamente alternato tra 6/4 e 3/2. Le 89 battute sono suddivise in 5 gruppi in cui si effettua il cambio di metro, secondo il seguente schema:

metro misure
6/4 1-6
3/2 7-12
6/4 13-21
3/2 22-83
6/4 84-89

In tutto, quindi, abbiamo 21 battute in 6/4, e 68 in 3/2. Ma quelle in 3/2 vengono eseguite a velocità doppia rispetto alle altre. Pertanto 68:2 = 34, che, sommate alle 21 in 6/4 da 55.

GF

Meraviglioso

È vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardavo l’acqua scura
con la dannata voglia
di fare un tuffo giù uh
D’un tratto
qualcuno alle mie spalle
forse un angelo
vestito da passante
mi portò via dicendomi
Così:
Meraviglioso
ma come non ti accorgi
di quanto il mondo sia
meraviglioso
Meraviglioso
perfino il tuo dolore
potrà guarire poi
meraviglioso
Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato
il mare eh!
Tu dici non ho niente
Ti sembra niente il sole!
La vita
l’amore
Meraviglioso
il bene di una donna
che ama solo te
meraviglioso
La luce di un mattino
l’abbraccio di un amico
il viso di un bambino
meraviglioso
meraviglioso…
La notte era finita
e ti sentivo ancora
Sapore della vita
Meraviglioso…

…luoghi magici che rendono possibili poesie come questa.

GF

Memorie di viaggio

Venezia, 28 settembre 1786

«Era dunque scritto nel libro del destino, alla pagina mia, che l’anno 1786, la sera del 28 settembre, alle cinque secondo il nostro orologio, avrei visto per la prima volta Venezia entrando dal Brenta nelle Lagune; e che poco dopo avrei toccato questo suolo e visitata questa meravigliosa città di isole, questa repubblica di castori. Così Venezia non è più per me, grazie agli dei, un nome vano, come quelli che così spesso han tormentato proprio me, nemico mortale delle parole vuote!

L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
c’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
ognuno pensa per sé, è vano, dell’altro diffida,
e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
Non è più questa l’Italia che lasciai con dolore.

La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti».

Johann Wolfgang Goethe – “Viaggio in Italia”.

In Vallisa “La forma del suono”

E’ il mio primo esperimento di “varietà differenziale”, ovvero l’elevazione a protagonista della invisibile trama strutturale delle cose. La spettacolarizzazione della teoria da parte di chi non avrebbe mai avuto il talento di mettere in scena alcunché, con le stesse regole spiegate nel volume in fase di presentazione.
Ringrazio i veri protagonisti, loro si grandi artisti, che hanno aderito con entusiasmo al progetto; in particolare Francesco, ormai “mostro sacro” del virtuosismo mondiale, che ci onorerà e delizierà col suo “Pietro Guarneri 1711″, tra i rarissimi strumenti del grande liutaio cremonese, contemporaneo di Antonio Stradivari, giunti fino a noi in perfetto stato di conservazione. Sabino, generoso come sempre che dirigerà un “ottetto” polifonico e suonerà il pianoforte. Armando, incredibile voce e ottimo “compagno di viaggio”. Roberta, Marco e tutti gli amici che interverranno.
Grazie di cuore.

GF

Midnight in Paris

  • “Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna? E quando fai l’amore con lei senti una vera, bellissima, passione e almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?
  • Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte!

    La vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male che è la stessa cosa.

    E quando un uomo che è vero e coraggioso, guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti, o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente. Finché lei non ritorna, come fa con tutti.

    E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci….”.

    Buon Natale…