Shanghai!

Solo 2 immagini di fantascienza, dal futuro, di una città incredibile della quale avrò modo di raccontare.

GF

Storie di architetti

Non assistevo a una lezione di Nicola Pagliara da una quindicina di anni.
E’ accaduto l’altro giovedì.
Ho letto, durante questi anni, alcuni suoi interventi scritti su diversi giornali, che non entravano nel merito dell’insegnamento dell’architettura, ma che mi risarcivano di quella napoletanità perduta in quest’epoca di profondo oscurantismo e crisi del pensiero.
Dopo tutto questo tempo le sue storie non sono cambiate; ne ha affinato la sintesi.
Il mio vecchio maestro ha raccontato la sua idea di architettura attraverso quell’unica immagine del tempio di Apollo a Basse e la sequenza finale di Otto e mezzo di Federico Fellini.
Non ha parlato alla platea universitaria di tecniche e metodologie con le quali si progetta e costruisce; ha parlato degli “appoggi metafisici” che un architetto, ma anche un’artista, un poeta, cerca e trova per immaginare lo spazio e articolare la composizione.
Una tavola imbandita di effimero a vitale riscontro di chi con tenacia e resistenza percorre quella strada indicata tanti anni fa, le cui informazioni continuano a rimbalzare, precise, di stanza in stanza, di mattone in mattone.
La sintesi del pensiero lucido di un vecchio architetto che non ha mai smesso di credere che i muri si nutrono delle storie di chi li costruisce; che a sua volta vive di tutta la gente che ha incontrato, lasciando in se tracce impercettibili, e di tutte quelle persone care che ne hanno modificato il pensiero.
Il tutto traducibile con un’unica parola: nostalgia.
Lo spazio, la luce e la materia, governati attraverso le suggestioni della nostalgia, di una vita vissuta ad assorbire come una spugna tutte, tutte, le esperienze, anche quelle solo immaginate e riportate alla luce attraverso la memoria che ne trasforma i contorni.
Fatti, memorie, storie, capacità compositive, tecniche, che mescolate e filtrate assumono la forma, il sapore e l’odore dei sogni.

GF

IL FONDO

Se c’erano dubbi questa foto è la prova che lo abbiamo toccato. Da questo momento o si risale oppure si inizia a scavare. Vedremo.

Stento a credere ai miei occhi eppure, a meno che non si tratti di un abile fotoritocco, vedo cinque o sei ministri e qualche alto esponente dell’attuale governo che manifestano in piazza portando uno striscione con la scritta “L’amore vince sempre sull’odio”.

Sono sinceramente imbarazzato…provo vergogna e chiedo scusa agli amici stranieri. L’Italia non è questa. Gli italiani non sono quelli che vedete in televisione. I am sorry.

Se non conoscessi già le ragioni e i personaggi penserei
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LUCCHETTO CIRCOLARE

“… Una bella voce chiara era sempre mancata all’onorevole avvocato, che dovette spesso sentirsi soprannominare

l’oratore roco

e se ne dispiaceva come può offendersi un matador che si senta accusato d’essere un

torero codardo

Però, malgrado quella sgradevole scarsità sonora, il plurivotato onorevole avvocato aveva al suo arco il

dardo appuntito

di certi inediti

appunti togliattiani

su tutti

gli atti animaleschi

commessi da questo o quel governo e potette così inveire contro il

male schifoso

degli scandali, chiudendo ogni denunzia col dire: “Lo

fo solo per amore

del popolo elettore”…”.

Sal Kierkia – Lucchetto circolare

Circular Improved Shehfu è il nome che l’autore ha dato a questa struttura: la traccia è costituita da una sequenza di sintagmi da utilizzare come griglia obbligata di un récit qualsiasi. “L’algoritmo che presiede alla produzione dei sintagmi -spiega l’autore-fa in modo di dividere ognuno di essi in due parti di opportuna lunghezza (in valore letterale e non di senso): la prima parte è già data dal sintagma precedente e la seconda farà da prima a quello seguente. In una versione perfezionata la seconda parte dell’ultimo sintagma costituisce la prima del primo; il risultato è che la fabula può cominciare dove si vuole, da un anello a piacere della catena e ci saranno tanti incipit quanti sono i sintagmi prodotti”.

GF

TRASH!

Donnine che si gonfiano a dismisura le tette.
Fotografi del torbido.
Giullari, portaborse e portaparola.
Presentatori, opinionisti, aspiranti cantanti.
E’ il triste, inguardabile, spettacolo dei lottizzatissimi palinsesti raimediaset.
Il ruolo della televisione di oggi, salvo rarissime eccezioni, è quello di veicolare l’immagine di determinati soggetti a seconda dell’importanza di questi nella società e del flusso economico che sono, o sarebbero, in grado di spostare.
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Avviso ai naviganti

Cari amici,
da domani cambiano le impostazioni del sito.
E’ da tempo che ci pensavo e adesso, con il fondamentale contributo di Carlo Gargaro, ottimo amico e professionista, la struttura di questo spazio virtuale sarà rinnovata sulla base dell’esperienza maturata in questi quattordici mesi di attività.
Torna in primo piano una home page completa e “panoramica” sui contenuti, che permetterà a chiunque di navigare nelle sezioni del sito senza dover necessariamente passare prima dal blog.
Studenti e appassionati di architettura potranno così dirigersi direttamente sulle sezioni “lezioni” e “progetti”.
Dal mio punto di vista professionale potrò aggiungere immagini e progetti con la stessa facilità e rapidità con le quali gestisco il blog; in questo modo anche questa sezione acquisirà una maggiore “vitalità”.
Il blog, invece, cambia radicalmente concezione.
Innanzi tutto, data la natura maturata nel tempo, si chiamerà “riflessioni”. Per tutti gli utenti ci sarà la possibilità di registrarsi per autodeterminare il proprio livello di partecipazione: 1 – il lettore, che rappresenta la stragrande maggioranza dei partecipanti; 2 – l’autore, che potrà inserire commenti liberi (cioé senza la mia moderazione o censura – che in ogni caso non sono mai avvenute) e articoli totalmente autonomi. Entrambe le “categorie” riceveranno un avviso sulla propria casella di posta elettronica alla pubblicazione di ogni articolo.
Tutti gli utenti registrati potranno organizzare una propria pagina con informazioni e foto.
Data la partecipazione di amici dall’estero, sto pensando alla simultanea pubblicazione in lingua inglese delle riflessioni.
Buona navigazione.

GF

Forma e fantasia

Sensus grave,
Oiscom ulterio homo non debe fars lamento,
Ne mente de alchemio trufar se nece castos,
Ecco tremens novella qui non comesse alio.

Argath alchemio orwa, naswar ob in terribio erin
De alcali nigro sumesse te virgulto,
Ob tea diarmistum varge nabis erranea forgia
Dein se turam gola de sangunolenta flago
Ne gens, ne idulat, ne morte defundo
Neque in te oundouso blanco.

Ilam, de noble carco in sinta mia
Prucidisse aestas fabatigante rowon:
Pi me rostas oy pi me arcatre doloi
Oyfin gurland sat in immortalis
Et sin burlel oychinaj kotos de lama.

Inserio quas maniera
Tentrum viventi acello
Multia ferrosam schiera
Nonsimul mors sacello.

Firsèm nobìs te ornano
In situ multo corsi
Venàm purpurea mano
Destraxi pelle amorsi.

Machinea antropomorfa
Quasi talìs impìeta
Alchemio princeps zorfa
Membrandem salis lieta.

Phormula nullus sinem
Acrè odoràt grigòrnia
Destino gravis vegnem
Anatomoi vergornia.


Solve et coagula – Marco Beasley
La formula – Le macchine anatomiche

cristo velato sammartino

Forma e contenuto

1, 2, 3, 4, 5.
6; 7; 8; 9; 10.
12?
11!

François Le Lionnais
Poesia allo stato di traccia, 1958

Dall’incontro di matematici che avevano a cuore la letteratura e di uomini di lettere con l’amore per le scienze esatte nacque l’OULIPO, fondato dal matematico François Le Lionnais e dallo scrittore Raymond Queneau.
Nel gruppo dell’OULIPO, cui nel séguito aderirono autori come Georges Perec, Marcel Duchamp, Italo Calvino, si continua ancora oggi ad esplorare la potenzialità della lingua con l’obiettivo di produre nuovi procedimenti, nuove forme letterarie suscettibili di generare poesie, romanzi, testi rispondenti a prefissate regole e costrizioni.
L’italiano «Opificio di Letteratura Potenziale» (da cui l’acronimo Oplepo, da cui l’aggettivo «oplepiana») non è un’invenzione di qualche intellettuale annoiato ma deriva proprio da un’idea di scienza applicata alla fantasia e riprendeva sempre il francese «Opificio di Musica Potenziale». Quest’ultima è genericamente da intendersi come l’arte di combinare più suoni in base a regole ben precise, sembrerebbe contraddittorio e privo di significato parlare di una “musica sotto costrizioni” (in realtà sottolineano come i loro esercizi muovono dall’“innata vocazione alla libertà” della musica, dalla sua lotta per affrancarsi da ogni costrizione). Lo stesso concetto è applicabile alla letteratura.
L’idea, dunque, era, quella dei francesi dell’Oulipo, quella di formare un mix o un punto d’incontro comune tra una letteratura a vocazione matematico-scientifica (rappresentata da Raymond Queneau) e una matematica a vocazione letteraria (rappresentata da François Le Lionnais).
L’assunto si riassume con la formula: «L’invenzione non è più nel testo, ma nella regola: io devo inventare la regola, il testo vale solo come sua esplicazione».
Esempi di regola del gioco: scrivere eliminando una lettera dell’alfabeto, ridurre poesie note alle parole-rima di ogni verso, costruire una macchina per scrivere aforismi.
Nell’attività degli oplepiani (almeno i maggiori: Queneau, Perec, Calvino)  questa idea valeva come provocazione, spunto sperimentale di laboratorio; nelle loro opere maggiori il testo si prendeva poi la sua brava rivincita sulla regola, deviandone il decorso secondo il proprio personale gusto.
Per quanto riguarda il versante nostrano, riguardo alle finalità dell’Istituto, si parla della “produzione automatica di letteratura italiana”, di “un’azione da compiersi nella sfera e secondo gli stimoli della genetica combinatoria” che, come ha scritto Calvino, “smuova l’enciclopedia del possibile”, di “una disponibilità intellettuale e spirituale che possa consentire un automatismo distensivo e liberatorio in questi truculenti tempi di tensioni velleitarie e di problematiche gelide”.

(citazioni di Stefano Bartezzaghi e Piergiorgio Odifreddi)

In tutti i tentativi fatti per provare che 2+2 = 4
non si è mai tanuto conto della velocità del vento.

Raymond Queneau

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La forma segue la funzione

Mi era piaciuta molto la decisione di inviare Bertolaso nelle aree terremotate di Haiti. Ho pensato, il nostro capo della Protezione Civile è un concreto risolutore di problemi e sicuramente per quella difficilissima situazione farà proposte e considerazioni all’altezza della tragedia in atto.
Oltre alla soddisfazione per un fatto puramente umanitario, ho provato un sano sentimento patriottico per un connazionale che avrebbe fatto qualcosa di sicuramente decisivo per tutta quella povera gente.
Per quanti abbiano perso la trasmissione domenicale della Annunziata, “In mezz’ora”, Bertolaso ha dichiarato che l’organizzazione degli aiuti era patetica e che si sarebbe potuto fare di più e meglio.
Saranno state dichiarazioni crude, condivisibili o meno, irritanti o poco politiche ma, secondo l’esperto che il Governo Italiano ha inviato, a nostre spese, in quel luogo, era la verità dei fatti.
Ne è seguito il terremoto verbale che tutti conosciamo.
Lo stesso Ministro degli Esteri, Frattini, ha immediatamente preso le distanze da quel “turista per caso”, sostenendo che la sua posizione non coincideva con quella ufficiale del Governo. Berlusconi lo ha bacchettato.
Ma, voglio dire, conoscendo l’uomo, che ce lo abbiamo mandato a fare in un luogo di dolore, dove il politichese a cui siamo abituati è l’ultima delle nefandezze a cui si possa pensare di ricorrere dopo avere visto quell’agghiacciante spettacolo?
Allora era l’ennesima trovata pubblicitaria dell’uomo immagine che abbiamo messo alla testa del Governo? Ma non è troppo cinico fare campagna elettorale passando sui corpi di migliaia di morti?
Se non è così, e personalmente credo non sia così, ci troviamo davanti all’ennesimo dietro front dei grandi politici italiani al cospetto degli americani.
Ha parlato la Clinton che, con tutto il rispetto per i due super coniugi, non ha fatto altro che difendere l’operato del marito che era stato nominato coordinatore degli aiuti per lo sfortunato paese, presto tramutati nella classica “invasione” di marines in assetto tattico, e ci siamo immediatamente cagati in mano!
Nulla da dire sulla buona volontà e anche buona fede americana, ma loro quello sanno fare… Non uomini in polo e tenute arancio-evidenziatore, quindi, ma soldati armati fino ai denti, completi di navi da guerra e portaerei, in comprensibile disagio in assenza di jihadisti esplosivi, i quali, a coronamento della grossolanità delle operazioni hanno offerto la ormai vuota base di Guantanamo per l’alloggio provvisorio degli sfollati!

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Avanti popolo!

Non so se Nichi sia l’uomo giusto per l’Italia (devo dire che anch’io accarezzo l’idea) ma, per il momento, per la Puglia lo è sicuramente.
Il piccolo laboratorio d’Italia, come è stata definita la nostra Regione in quest’ultimo periodo, sta funzionando a dovere, almeno per chi pensa che uscire dalle logiche perverse dei partiti sia la sola speranza di salvezza per una classe politica ormai allo sbando.
Certo, ragionando con la testa di chi pensa che senza Vendola la sinistra sarebbe stata più unita e avrebbe potuto battere sicuramente Berlusconi, le cose sono andate malissimo; ancora una volta la solita sinistra litigiosa e sfrangiata che si presenterà divisa alle elezioni di marzo candidandosi alla ennesima batosta.
Penso, invece, che, questa volta, ci sia in ballo qualcosa di diverso e di più importante. Una coalizione che si tiene insieme al grido di “vogliamoci bene per vincere” non può andare da nessuna parte e si dividerebbe in prima battuta sulle “spartizioni”, lasciando libero spazio alla vera natura opportunistica e predatoria degli uomini che la compongono. E’ già successo con vari governi nazionali e si ripeterebbe. Ma loro non è che non lo capiscono, loro vogliono proprio questo! E’ per questa ragione che vanno combattuti con tutte le forze e le intelligenze disponibili.
E’ arrivato il momento di modificare profondamente quelle logiche se vogliamo cambiare la natura di qualunque schieramento vada a governare la Regione, un Comune o lo Stato.
Se passa il messaggio che è il popolo, che ha saputo giudicare cinque anni di governo, e non una ristretta lobby di autoeletti, a decidere chi deve rappresentarlo, è fatta. Anche lo schieramento opposto, prima o poi, sarà costretto a svincolarsi dalla egemonia del proprio padrone e passare dalla oligarchia alla democrazia.
Ancora una volta è risultato chiaro agli occhi di tutti che il Partito Democratico non è ancora strutturato per cambiare le cose, perdendo un’altra occasione, l’ennesima, per proporsi come partito di vera innovazione democratica.
Una sberla del genere lascerebbe quantomeno imbarazzato chiunque; loro, lui, invece, il giorno dopo, prende la Presidenza del Copasir, sostituendo Francesco Rutelli, dimessosi in seguito alla sua uscita dal PD; come dire: quel posto spetta al Partito Democratico nell’elenco delle spartizioni e ce lo teniamo stretto.
Poveri loro che, in gergo aeronautico sono in “caduta libera” e forse addirittura in “avvitamento” e non hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare la gente del domani che va da tutt’altra parte.

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