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“Mi piace definire questo volume come un manuale di liuteria visto da un Architetto. Ho lavorato in quella zona d’ombra dimenticata che progetta uno strumento prima di realizzarlo, come si faceva anticamente, analizzando manoscritti, vecchi disegni e ogni traccia incisa sulle originali forme di legno degli strumenti più significativi; insomma, quello che le mie competenze di non-liutaio mi permettevano di fare”. Così esordisce l’autore parlando del proprio lavoro. E, proseguendo, sulla figura dell’architetto: “Oggi non ha un ruolo nella società, comprese le archistar che rappresentano solo se stessi. Nel tessuto corrente non è distinguibile la differenza da un buon geometra o un ingegnere.

L’architetto progettista di spazi, governatore anche solo istintivo della composizione, depositario delle antiche regole della costruzione dell’immagine e dell’architettura, non esiste più, o meglio, si è naturalmente estinto per inutilità”.

Il libro, sostanzialmente, guarda al mondo dell’arte, delle note e dei numeri, cercando di trovare un’unità di misura comune, un “modulo”, che sia il mattone con il quale costruire l’artificiale con le regole della natura. Lo fa non attraverso la matematica pura, materia verso la quale, dichiara l’autore, di avere un antico rapporto di amore-odio, ma la geometria. In quest’ottica è entusiasmante la ricostruzione di “Castel del Monte”, per la prima volta indagato in ogni sua parte partendo da un precedente studio di Aldo Tavolaro che aveva conosciuto a Bari durante il periodo della Tesi di Laurea e con il quale si era intrattenuto in lunghissime e amabili discussioni. Attraverso il filtro della geometria svela struttura e finalità di uno dei capolavori di Piero della Francesca, “La resurrezione di Cristo”, affresco che si trova nella Pinacoteca di Sansepolcro. Tutti i disegni illustrati nel volume sono originali, oltre che inediti, ed eseguiti dall’autore.

“Riconduco gli studi sulle proporzioni matematiche alla liuteria perché con un violino non si può barare. Tutti gli esempi che illustro contengono, come una sorta di DNA, un impalcato di regole che rendono vera, cioè non vuota, l’architettura e l’arte del rappresentare. La modernità ha sottratto, per ignoranza, questi invisibili schemi strutturali, lasciando in giro simulacri senza vita. Ma mentre un edificio resta in piedi ugualmente e l’arte continua a esistere come libera espressione dell’artista, il violino resta l’unico prodotto dell’uomo capace di funzionare SOLO applicando quelle regole. Amo un’icona raffigurante il Sole con un raggio più lungo degli altri che si trova posizionato sul portale della chiesa Matrice del mio paese; mi sembra la metafora migliore, tutto parte da questo”.