Uigeadail, Corryvreckan, Supernova, maniaci del colore, del dettaglio, verdi acciai e trasparenze d’ambra. Smeraldo e miele. Al naso salsedine e intonaco. Vento e torba. Finale persistente a tratti indimenticabile.

Bunnahabhain, Ceòbanach, Toiteach, solitudine del lavoro. Nero, fumo e fango. Nero, nero e nero. Oceano e lavoro. Al palato salato e acre, con una punta di anice stellato. Alla vista nero e tanto oro. Diana rosso sangue e campane dorate. Ritorna il nero, il carbone e la cenere. Finale di nebbia e pioggia. Riaffiora il ricordo di nonna che mi prendeva per mano per attraversare la strada e di mamma e papà dietro la porta dell’ascensore, a vetri traslucidi e ferro. Nero.

Islay dentro, Skye addosso. Ponte verso il cielo e ritorno di nuvole e pioggia. Finale lunghissimo e fiato sospeso. Palato pieno e pepato. Polmoni gonfi come gli occhi.

Spiagge ostinate e sfida eterna a inutili risacche. E poi miele, nocciole tostate e burro caldo. Ghiaccio. Esplosione al contatto di gocce d’acqua gelata e frantumi di mille note speziate.

Non suono, frastuono, lungo e persistente come l’infinito calare del sole. Pure quello, al palato, fresco e profumato. A tratti gli agrumi. Forse albicocca. Dolce e inebriante, con l’aggiunta di poche gocce di whisky (ma solo se di grado pieno).

GF