Apprendo che l’Italia sta per tornare al nucleare. Scusate se qualche volta l’argomento di discussione prende spunto dall’attualità dettata dalla televisione, ma è inevitabile, almeno per argomenti che toccano le nostre coscienze e il nostro pensiero autonomo in maniera così forte.
A parte il totale sprezzo per l’unico strumento che rappresenta la diretta voce popolare, ignorato sistematicamente, come in occasione del finanziamento pubblico ai partiti e per la devolution, mi sembra alquanto in controtendenza con la svolta , finalmente, ecologica, che il mondo sta avviando.
Obama, la vecchia e colta Europa deve aspettare lui, sta investendo in maniera massiccia nell’auto verde e nelle energie da fonte rinnovabile e c’é da aspettarsi grandi novità per i prossimi anni, i paesi del nord Europa, come la Norvegia, si candidano a diventare le “batterie” del vecchio continente con la produzione di energia pulita ed accumulabile e l’Italia, come spesso accade, guarda al passato riaccarezzando l’idea del nucleare.
Conoscendo bene, da cittadino disincantato, i nostri politicanti non posso non riconoscere, in qualsiasi modo vada a finire, uno dei mega spot popolari destinato ad accrescere i favori dell’opinione pubblica nei confronti di un presidente “progressista” tarpato o no.
Niente e nessuno oggi potrebbe impedire a questo governo la costruzione del ponte sullo stretto, eppure non se ne parla neanche; si ritirerà fuori l’argomento in occasione di una nuova tornata elettorale dove si darà la colpa agli estinti verdi italiani della mancata esecuzione.
Se fosse un piano esecutivo serio la politica dovrebbe indicare i siti dove saranno installate le centrali, dovrebbe spiegare in che modo e dove se ne smaltiranno le scorie e per quanto tempo queste restano attive e quindi pericolosissime. Ricordo che l’Italia non riesce ancora a trovare una adeguata e finale destinazione per i circa 4.000 fusti di scorie nucleari altamente radioattive della centrale di Caorso e che sia la Regione Emilia Romagna che la Basilicata, indicate dalla Sogin (società incaricata dello smaltimento) come siti possibili, si sono categoricamente (e aggiungerei ovviamente) rifiutate.
E’ ancora utilissimo ricordare che anche se in Italia le centrali nucleari siano chiuse dal 1987, ci sono circa 53 mila metri cubi, quelli ufficiali, di rifiuti radioattivi in siti di “stoccaggio provvisorio” su tutto il territorio nazionale, senza contare gli smaltimenti abusivi della criminalità organizzata.