Ho inviato l’articolo sul City Manager al blog locale, modugno.it, per capire se fosse possibile innescare un dibattito costruttivo, a livello cittadino, circa la necessità di questa figura a metà strada tra la politica e l’amministrativo.
Ne è seguito un dibattito che, a mio modo di vedere, non serve a niente se non a restituire al politico una rinnovata sensazione di onnipotenza nei confronti dell’inconcludente e litigioso cittadino.
Per cercare di addrizzare il tiro ho inviato i chiarimenti che riporto.

Se posso esprimere la mia opinione (è un eufemismo naturalmente data la mission del blog), questa è la maniera peggiore per manifestare il dissenso nei confronti di un provvedimento che riguarda la collettività.
Mi sembrava di aver messo sul tavolo di discussione un argomento di grande attualità, illustrandolo sia da un punto di vista storico che politico, contestualizzandolo e sostenendolo con dati che non sono il frutto di una indigestione da provvedimenti di casta ma dell’osservazione dei fatti.
La querelle non è, oltretutto, basata sul si o sul no al DG in valore assoluto, ma sulla sua opportunità nel contesto politico-amministrativo del nostro paese e sulla domanda “chi sceglie chi”.
Io credo che bisognerebbe abituarsi innanzitutto al dialogo, costruttivo sarebbe il massimo, per poter controbattere da cittadini liberi a ciò che pensiamo possa essere una cattiva gestione della macchina amministrativa pubblica.
In altre parole, buttarla a caciara non serve ed è anzi controproducente.
Le armi dovrebbero, possibilmente, essere le stesse di quelle usate da chi ci governa con il valore aggiunto del libero e autonomo pensiero di cittadini non legati a logiche partitiche.
Questo da un punto di vista strettamente “strategico”. Non dimenticherei mai il fair play: “Non condivido la tua opinione, ma sono pronto a dare la mia vita perché tu possa esprimerla” (Voltaire).