Abbiamo dovuto aspettare una quindicina di anni per avere da un governo di destra, che ci aveva abituati a termini come “condono”, “indulto” (in co-responsabilità con la sinistra), “lodo”, “ad personam”, un provvedimento normale. Gente che nella vita e nell’attività privata profonde enormi energie, ricevendone i relativi risultati e gratificazioni, al suo ruolo di governante aveva fin’ora dedicato le briciole di un pensiero inutile al paese e alla collettività.
Mi riferisco al cosiddetto “piano casa”. Il dispositivo in embrione sembra molto interessante per la ripresa, e sopratutto compie un gran passo in avanti verso la sburocratizzazione dell’attività edilizia che, dalla nascita della prima legge urbanistica (1942), ha saputo generare solo centri di potere per il controllo di una attività che per secoli era stata appannaggio del popolo.
Mi viene in mente una frase di un mio vecchio professore di storia, Giulio Pane, che diceva a lezione: “i piani regolatori servono a chi non si sa regolare”. E niente è più vero ed attuale.
Le cubature che il governo ci “regala” in realtà sono solo un piccolissimo rimborso che non risarcisce i danni di una speculazione devastante e di un territorio agricolo e paesaggistico, nella migliore delle ipotesi, abbandonato a se stesso.
Pensate che i nostri rappresentanti sono così felicemente increduli del provvedimento pensato, forse per sbaglio o in un momento di relax, che favoleggiano circa interessamenti di governi europei che richiedono la bozza a gran voce neanche fosse un documento top-secret (o meglio il fantomatico “piano Scaramuzzi”…).
Ma perché la legge non sia, come al solito, a favore degli “amici degli amici”, costruttori e palazzinari, occorre affiancarla con un provvedimento di carattere economico e finanziario di sblocco dei mutui, in maniera favorevole e non speculativa per la gente che ha bisogno di case, che potrebbe rendere popolari le future leggi regionali riferite al piano.
Visto che si parla di aiuti alle banche, che non correrebbero mai in nostro aiuto, lo Stato potrebbe garantire il mutuo concesso ed accollarsi la quota interesse, regolata anch’essa da una apposita legge, addebitando al cittadino la rateizzazione della quota capitale. Si otterrebbe una garanzia di qualità per gli istituti di credito sul valore del mutuo, con gli indubbi vantaggi economici costituiti dal numero degli stessi, e un incentivo per la gente bisognosa di riacquisire quella fiducia perduta durante anni di vessazione da parte del sistema politico-bancario italiano.