Buona parte del paese avrà certamente visto ieri sera in televisione la lezione sulla camorra di Roberto Saviano e il successivo incontro con due big della narrativa mondiale: David Grossman e Paul Auster.
A parte la solidarietà e l’appoggio incondizionato alla battaglia che il giovane scrittore napoletano sta conducendo, devo dire non solo, vorrei fare alcune considerazioni a contorno rispetto alla figura che il personaggio Saviano sta assumendo tramite i media e i relativi risvolti sulla vicenda.
Mi rendo conto che l’argomento è delicatissimo e va affrontato con una cautela e sensibilità che non devono assolutamente intaccare quanto di buono il fenomeno produce.
E una prima riflessione va fatta proprio su questo. Quanto di buono sta producendo il fenomeno Saviano?
Sicuramente un forte impatto nell’opinione pubblica provocato dal grande dispendio di energie profuse da carta stampata e televisioni. Ma quello che servirebbe, adesso, al paese, lo diceva Grossman, è il SOSTEGNO DELLO STATO.
Qualcuno lo ha riscontrato? La pressione sull’organizzazione criminale della camorra non può risolversi in una dimostrazione di forza puntuale e momentanea, come quella che ha portato alla cattura di Setola.
Non a caso le parole sono di Grossman che di interventismo governativo ne sa qualcosa; ha perso un figlio, Uri, durante una delle cieche, micidiali, rappresaglie israeliane, quella in Libano, lo ricorderete (e cito Saviano che a sua volta ha citato Kennedy: perdonare sempre dimenticare mai).
Le battaglie nostrane, invece, sono brevi e uterine, finalizzate unicamente a tranquillizzare l’elettorato smemorato. La cattura di Setola come atto dimostrativo e non come la prima tappa di una guerra da vincere a ogni costo. Dopo qualche giorno non se ne parla più. Ci sono ancora i soldati nel casertano o sono andati via? Stiamo cercando qualcun’altro o abbiamo smesso? E se abbiamo smesso, o almeno rallentato visto che non si parla di niente, per quale ragione visto che tutti i giorni avvengono omicidi di camorra?!
Non siamo stupidi, o almeno non lo siamo quanto pensano. Tutti possiamo quotidianamento vedere con quanta precisione e facilità sconosciuti microcriminali possono essere individuati e catturati; è bastata l’attivazione di uno dei cellulari rubati per arrestare i secondi due rumeni della Caffarella, possibile che i componenti delle “paranze” non abbiano il cellulare? Possibile che migliaia di affiliati vivano senza il cellulare? Basterebbe il piglio che viene tirato fuori in occasione dei micro episodi, modello “porta a porta”, per sgominare intere organizzazioni malavitose nel giro di pochi mesi.
E allora siamo sempre alle solite. Tutto deve avere un aspetto spettacolare e quindi televisivo, altrimenti, se non fa audience, non avviene. Solo così può essere compreso l’appello affinché la lotta alle mafie diventi una moda. Ma tutto questo è INACCETTABILE perché se c’é bisogno di invocare la moda per sollecitare il DOVERE, vuol dire che molte persone non lo fanno, e noi, adesso, finalmente, sappiamo di chi si tratta.766392