Eventi come il terremoto, che per certi versi somiglia ai bombardamenti dal cielo sulle città, sopratutto per le ferite che entrambi lasciano sul territorio, generano rabbia, e tutto quello che un cittadino può fare è sperare oltre che contribuire, in qualche modo, alla gara di solidarietà che fortunatamente si innesca.
Come sempre accade in questi casi, la rabbia e il senso di impotenza lasciano il posto alla ragione e qui, proprio quando sarebbe teoricamente possibile fare concretamente qualcosa, che puntualmente si viene meno agli impegni assunti a caldo.
Per entrambi i fenomeni gli uomini possono fare molto, moltissimo, ma si preferisce ricorrere alla solidarietà, all’emergenza, una volta che le cose accadono.
In entrambi i casi è una questione di cultura.
I bombardamenti si possono evitare con la crescita di una coscienza sociale, non qualunquistica e opportunista, che decide di non farsi rappresentare da inaffidabili guerrafondai.
I terremoti possono essere resi innocui con il recupero del ben costruire perduto con l’involgarimento edilizio dell’età moderna.
Nel primo caso la spinta propulsiva deve venire da noi, dal popolo, mentre nel secondo la questione è tecnica.
Paesi come il Giappone e regioni come la California, da anni hanno imparato a convivere con terremoti di straordinaria potenza distruttiva, adeguando e trasformando il loro modo di costruire gli edifici che devono garantire un riparo sicuro in caso di calamità naturali.
La famosa faglia di Sant’Andrea californiana, è una profonda spaccatura della crosta terrestre, generata dalla frizione continua tra due placche in perenne e contrastante movimento. In California il calcestruzzo non esiste.
L’intelligenza e la prontezza di spirito di quel popolo hanno portato al totale rifiuto di un materiale inidoneo per natura e caratteristiche a costruire edifici sicuri da un punto di vista sismico. Anche dal punto di vista della durata il calcestruzzo non fornisce alcuna garanzia, essendo un materiale relativamente nuovo e di cui si ignora la tenuta nel tempo. E’ noto agli operatori del settore che il restauro del cemento armato è una questione aperta, e tutti gli edifici che abbiano più di trent’anni necessitano di verifiche e restauri strutturali di difficilissima esecuzione.
La maggiorparte degli edifici in cemento armato, che perdono la resistenza alla flessione a causa del distacco delle armature dal nucleo in calcestruzzo, stanno in piedi per inerzia soggetti alla sola forza di gravità e alla minima azione del vento, ma collassano all’azione delle forze disordinate provocate dal terremoto.
In California si costruisce con l’uso del cosiddetto “balloon frame”, cioé le strutture dell’edificio, prettamente di carattere residenziale, sono fatte di legno; travi e pilastri in legno lamellare e tompagnature in pannelli di legno composto da frammenti sfrido di altre lavorazioni. Questa tecnologia, relativamente moderna, è molto meglio sostenibile a livello ambientale in quanto rinnovabile e facilmente sostituibile o riparabile (bisognerebbe solo non immergere totalmente le case nel verde vista la scarsa resistenza al fuoco).
Gli edifici pubblici o i grattacieli sono costruiti completamente in acciaio, tecnologia ignorata alle nostre latidudini che garantirebbe una perfetta tenuta al terremoto.
Per l’antico basterebbero le normali manutenzioni insieme a normative rigidissime che non permettano trasformazioni e manipolazioni degli organismi in pietra o tufo originari.
Idea nuova sull’edilizia industrializzabile.
http://www.archiportale.com/Guido-Montini/
Concordo con le sue idee, siamo a disposizione per sviluppi e collaborazioni.
Spetta a noi e alla Nostra responsabilità morale rilanciare l’edilizia, da tempo mi chiedo dove sono I GRANDI UOMINI SOGNATORI.
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Guido Montini