Dopo il famoso bacio di Andreotti a Totò Riina, i politici hanno prestato una maggiore attenzione per questo genere di effusioni. Salvatore Cuffaro, ex Presidente della Regione Sicilia, attuale Senatore della Repubblica Italiana (UDC), ha pensato di non fare distinzioni e baciare tutti, in questo modo non gli si potrà mai dire nulla. Da qui il soprannome.
Del resto c’é chi ha fatto di peggio, molto peggio che baciare un “uomo d’onore”, e adesso si ritrova ad essere Presidente del Senatore Cuffaro.
Renato Schifani, avvocato, ex praticante nello studio di Giuseppe La Loggia (padre dell’ex Ministro forzista Enrico La Loggia) socio, insieme a Nino Mandalà, uomo di Bernardo Provenzano e fondatore di uno dei primi club di Forza Italia a Palermo, nonché capocosca di Villabate, arrestato e condannato per associazione mafiosa, nella società di brokeraggio assicurativo “Sicula Brokers”, di cui faceva parte lo stesso Enrico La Loggia ed altri (Benny D’Agostino, amico del boss Michele Greco e Giuseppe Lombardo, Presidente della società di recupero crediti “Satris” della quale erano soci Nino e Ignazio Salvo esattori della mafia arrestati da Giovanni Falcone nel 1984) che nel 1990 furono incriminati per associazione mafiosa e concorso esterno in associazione mafiosa.
Schifani, però, lasciò la società nel 1980, riprendendo l’attività di avvocato. Nel 1992 fondò, assieme a due soci tra cui Antonino Garofalo, rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione, la società di recupero crediti GSM. E’ sfortunato il Presidente, ma noi sappiamo che l’essere stato socio di mafiosi non significa, naturalmente, essere un mafioso.
Lo stesso non si può dire per il Senatore Carlo Vizzini, forzista, condannato in primo grado nell’ambito del processo Enimont per avere intascato una tangente di 300 milioni (reato prescritto).
Nel caso di Totò Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni ed all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, mi sarei aspettato di saperlo agli arresti, anche domiciliari, piuttosto che al Senato se penso che, ad esempio, non potrei svolgere la mia attività di docente se fossi condannato.
E invece è lì a rappresentare in tutte le sedi istituzionali il mio paese, e godere di tutti i privilegi che ne derivano.
Cuffaro, per evidenti meriti e competenze, è membro delle Commissioni permanenti Bilancio e Lavori Pubblici e Comunicazioni, nella Sottocommissione (!) permanente per l’Accesso, oltre che nella Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Un uomo di fiducia nei posti chiave.
Gli italiani corrispondono a Salvatore Cuffaro, nominato anche, sempre per evidenti meriti, da Cesa (lo ricorderete nella strenua difesa di Mele, beccato in un albergo romano in compagnia di due prostitute e droga, e della casta tutta, costretta a stare a Roma per giorni e giorni lontani da moglie e famiglia e per questo costretti a cercare altrove quei “generi di conforto”), con il benestare di Casi, Commissario Straordinario dell’UDC di Catania, le seguenti somme.

Uno stipendio mensile di € 5.613,59;
Una diaria di € 4.003,11;
Un rimborso mensile forfettario di € 4.678,36;
Un rimborso annuo forfettario per spese di trasporto e viaggio di € 18.486,31 (si tenga conto che ha ricevuto una tessera, a vita, per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea su tutto il territorio nazionale);
Un rimborso annuo forfettario per spese telefoniche di € 4.150,00.
Gli corrisponderemo, inoltre, a fine mandato, un “assegno di solidarietà” pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità (€ 804,40) moltiplicato per gli anni di mandato e un “assegno vitalizio” che varia dal 20 al 60% dell’indennità a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Gli diamo l’assistenza sanitaria integrativa con il rimborso delle spese sostenute per lui e per la sua famiglia, senza contare i gettoni di presenza per tutte le commissioni di cui è membro.

Ce ne ricorderemo di Cesa, di Casini e dell’UDC alle prossime elezioni.

GFcuffaro