L’Italia e la Germania hanno disertato il vertice europeo sul razzismo. Non riesco a immaginare il perché. Sarà per una questione di memoria, verso il presente, gli uni, per il passato gli altri. Non saprei, in ogni caso, cosa sia più grave.
I due paesi, però, non peccano in lungimiranza in quanto sono stati capaci di prevedere l’abbandono di tutti gli altri paesi della comunità durante il discorso di Ahmadinejad.
Mi piace la fermezza delle prese di posizione dei nostri delegati europei; tutti d’un pezzo, schiena dritta e sguardo rivolto verso l’orizzonte.
Prima o poi doveva accadere. Siamo allo start up decisionale dell’Europa, con forti e precise prese di posizione, destinate ad aumentarne, finalmente, il peso specifico.
Ci siamo lasciati sfuggire l’occasione della seconda guerra del golfo quando, lo ricordo a quanti, in sintonia con i parlamentari europei, peccassero di memoria, USA, Inghilterra e Spagna, prevenendo il pur blando no dell’ONU e dell’UE, decisero unilateralmente l’attacco all’Irak.
Ci siamo lasciati scappare l’occasione durante i massacri in casa nostra. La Bosnia, la Croazia, il Kosovo, lasciati al loro destino fatto di pulizie etniche e omicidi di massa.
Ci siamo lasciati scivolare addosso il massacro israeliano in Libano, quando insieme a centinaia di bambini innocenti, ironia della sorte, trovò la morte un israeliano, Uri Grossman, figlio dello scrittore pacifista.
Ci siamo lasciati sfiggire l’occasione di un migliaio di civili assassinati e fatti a pezzi a Gaza City.
Ma non è mai troppo tardi per assumere un ruolo definito e decisivo nello scacchiere internazionale, e quindi ben venga la presa di posizione compatta verso le parole di Ahmadinejad.
Già, le parole. Ma, Ahmadinejad, Presidente democraticamente eletto dal popolo e facente parte del popolo (un inedito mondiale, sia chiaro), tutto sommato ha detto quello che forse noi tutti pensiamo; del resto come potremmo meglio identificare gente capace di macchiarsi di simili delitti? Non è un’ingiuria in valore assoluto, la storia la conosciamo e sappiamo bene quello che hanno subito, ma questo non significa che da vittima è possibile trasformarsi in carnefice. Nessun delitto e nessuna guerra possono trovare una giustificazione.
E’ una considerazione basata sulla attualità della scena politica, fatta da un uomo che non mi risulta abbia mai nuociuto al resto del mondo come, invece, altre nazioni e uomini cosiddetti civili e quindi il nostro giudizio, preconcetto e indotto, dovrebbe basarsi su cosa? E se il miracoloso Obama dovesse mutare lo scenario attraverso il dialogo con i cosiddetti “paesi canaglia”, di cui l’Iran si trova a farne parte (non so per crimini o perché non si è mai piegato al volere americano), i coraggiosi uomini politici europei (ma penso sia più adatto lacché) prenderebbero ancora la posizione assunta a Ginevra?
Staremo a vedere. Per il momento, se tanto mi da tanto, mi aspetto l’abbandono dell’aula al prossimo summit al quale parteciperà la Cina, a causa dei diritti calpestati, per l’applicazione a raffica della pena di morte, per l’occupazione del Tibet e il massacro dei suoi monaci pacifisti.

GFahmadinejad