Quando il mondo seppe che Monica Lewinsky, con una originale e coraggiosa interpretazione del proprio ruolo di stagista alla Casa Bianca, aveva intrattenuto nientemeno che Bill Clinton con l’antica, ma sempre attualissima, pratica della fellatio, feci il tifo per il presidente/sassofonista che trovava il tempo per quel genere di escursioni. Per “rinfrancar lo spirito tra un’enigma e l’altro”, mi piaceva pensare, parafrasando una rubrica di un noto settimanale enigmistico.
Mi solleticava positivamente l’idea di un uomo che, dopo una telefonata con quel simpaticone di Arafat, decine di incontri al limite della sopportazione con gli allora falchi e colombe della sua amministrazione, nonché svariati dribbling ai danni della beneamata Illary, potesse mantenere insospettabili bolle residue, praticamente intatte, di pura libidine.
Allora era diverso. Trattavasi di piccole parentesi ristoratorie di un presidente che migliorò, senza dubbio, le sorti del mondo – ricordiamoci che venivamo dalla presidenza di colui che ha dato un contributo decisivo alla nascita del genio assoluto della politica mondiale – e non della principale occupazione di un vecchietto rincoglionito in preda a deliri di onnipotenza senza soluzione di continuità.
Credo sia questo, non altro, che rende immorali le “attività” extraparlamentari del nostro premier, mentre il popolo, che raggira incessantemente con spot a profusione, combatte la propria battaglia quotidiana contro la miseria.
Personalmente, non griderei allo scandalo se un uomo, ricchissimo, potente, ed a suo modo simpatico, facesse gli interessi della gente di giorno e, di notte, con voce melliflua, dispensasse patetici consigli e prestazioni che farebbero impallidire infaticabili lavoratori del calibro di Frank Malone (anche se a tale proposito non faccio fatica ad immaginare lo sforzo illusorio della navigata escort barese).
In quel caso gli avrei concesso persino un trastullo postprandiale di un quarto d’ora, sempre ammesso che il “cavaliere assai valente” riesca ad eseguire per intero la parabola prestazionale che conduce alla detumescenza obbligata in tempi così ristretti.
GF