Lo scorso lunedì, sulla prima pagina di Repubblica, in una lettera aperta, Pier Luigi Celli, Direttore Generale dell’Università privata LUISS, esorta il figlio Mattia a lasciare l’Italia in quanto paese corrotto e senza futuro.
Pier Luigi Celli è un componente di quel piccolo esercito di “fortunati” che si rimpallano le cariche più prestigiose di questa Italia corrotta e senza futuro.
Direttore Risorse Umane dell’ENI dal 1985 al 1993.
Direttore del Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998
General Manager dello start-up di Omnitel e Wind.
Direttore Generale della RAI dal 1998 al 2001.
Presidente di IPSE2000 dal 2001 al 2002.
Responsabile della Direzione Corporate Identity della Unicredit dal 2002 al 2005.
Dal 2005 a oggi, come dicevo, DG della LUISS.
“Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”.
Egregio Signor Celli, siamo in tanti ad avere finito l’Università ma, mi creda, in tempo e bene, salvo rarissime eccezioni, lo ha fatto solo chi di noi portava un cognome come il suo. Siamo in tanti a non avere avuto un padre “fortunato” che ci indicasse la strada.
Abbiamo creduto, sbagliando e facendoci male, che una infinitesima fetta di torta fosse riservata ai meritevoli.
Mi creda, neanche le briciole.
Se mio padre avesse potuto accedere alla prima pagina di Repubblica e fosse riuscito a scrivere due parole per me, sicuramente non sarebbero state le stesse, ipocrite, formulate da Lei.
Mio padre mi avrebbe esortato a restare.
Mi avrebbe convinto a rifondare il paese con il pensiero e le idee per ridicolizzare il vuoto interiore dei “fortunati” figli dei Direttori Generali.
Mi avrebbe mostrato la strada, quella vera, dimettendosi dalle cariche, non accettando poltrone politiche come tutte quelle su cui Lei è stato comodamente seduto.
Gliela dico tutta, sarà anche capace di raccomandare Suo figlio così come è stato capace di accettare le raccomandazioni per tutte quelle nomine ricevute!
Purtroppo per Lei, riconosco, nelle Sue, le parole di quella ristretta lobby di sinistra, snob e un po’ fighetta, convinta di essere intellettuale e irreprensibile, che sta avvelenando l’Italia da almeno un cinquantennio occupandone e gestendone i gangli del potere.
Mi fa rabbia, mi creda, non per me stesso che ormai so, ma per tutti quei figli che ci crederanno, avere la certezza che Mattia Celli, al rientro se deciderà di partire, subito se deciderà di restare, siederà su una di quelle poltrone che il suo “fortunato” padre gli avrà, comunque, predisposto e per la liberazione delle quali non avrà mosso un solo dito.
Egregio Signor Celli… ma ci faccia il piacere.
GF