Diversi anni fa, l’Amministrazione Comunale di Modugno (era Assessore all’Urbanistica Mimmo Gatti – attuale Segretario del PD), promosse un concorso di idee per la riqualificazione della cintura a margine del Centro Antico del paese.
Al gruppo vincitore fu commissionata la progettazione preliminare e in seguito quella esecutiva; ma l’impegno non si fermò qui: furono commissionati un plastico, un documentario e diversi tabelloni per allestire una mostra per portare alla conoscenza di tutti i cittadini quello che si aveva intenzione di realizzare.
L’Ufficio Tecnico Comunale, tramite uno staff di cui facevo parte insieme all’Ing. Petraroli, successivamente, sotto l’impulso politico di Luciano Pascazio, ex Assessore ai Lavori Pubblici, si fece carico di elaborare il progetto per nuovo assetto del traffico e dei parcheggi, propedeutico alla realizzazione di quel programma per il Centro Antico (per il quale era prevista anche la chiusura al traffico veicolare). Se si vuole impedire la circolazione delle auto in un’area vasta come un centro storico si deve sapere prima dove metterle.
Questo piano prevedeva, in sintesi, il potenziamento della rete viaria periferica per il by-pass del traffico pesante che oggi invade il centro, la risagomatura e l’alleggerimento delle strade più congestionate, l’apertura di piccoli raccordi con funzione di drenaggio. Infine, faceva proprie una serie di proposte di parcheggi interrati, da collocarsi a margine del tessuto storico, condividendo questa come la maniera migliore per la soluzione del problema parcheggio dei residenti nel Centro Antico. In questo modo l’intero riassetto urbano diventava organico e funzionale; non si sarebbero spesi, cioè, in maniera dissennata i soldi della comunità per un’opera riqualificativa destinata a restare solo teorica.
Ricordo le parole di Rogers in una conferenza tenuta a Napoli: “l’Italia è la nazione dei progetti che restano sulla carta… i politici ritengono esaurito il loro compito di buoni amministratori prima della realizzazione di un’opera…”.
Anche il mio paese ha confermato questa che ormai è una regola e ne ho capito il perchè.
Ogni politico che si rispetti misura sempre il polso della situazione del proprio bacino elettorale; in questo caso è proprio la gente che rifiuta il riassetto della città così come proposto.
Ho avuto modo di verificare personalmente la prevenzione su quel progetto, in particolare sui parcheggi interrati, intervenendo, su invito, presso alcune associazioni modugnesi. Vi assicuro, è il festival del luogo comune.
Provvedimenti come quelli adottati in tutti i centri urbani europei, ma anche in città italiane centro-settentrionali a cominciare da Perugia, qui al sud sono istintivamente rifiutati.
Ho visitato moltissime città tedesche, austriache, svizzere e spagnole; l’orientamento costante è quello di far sparire le auto che deturpano il volto delle città e inquinano, allocandole in micro-parcheggi interrati, quindi invisibili e scarsamente invasivi, in ogni piazza o largo urbano.
In questo modo il centro di Vienna è diventato una straordinaria area verde. Le bellissime piazze e le architetture del centro di Monaco di Baviera sono godibili passeggiando a piedi. Valencia, Madrid, Barcellona, Siviglia, fino al meraviglioso esempio di Bilbao, dove un tram elettrico scorre silenzioso su binari occultati da un prato inglese, possono offrire a chiunque uno spettacolo di civiltà attuato con scelte politiche coraggiose, rispettate e condivise dai cittadini.
Ma la civiltà è forse una questione di latitudine e noi siamo messi malissimo… geograficamente intendo.
Gli esempi sono altisonanti, ma per cominciare a fare rivivere i nostri paesi non occorrono duecento parcheggi, ne basterebbero quattro o cinque.
Ci occorrono scelte che non siano preda dell’ostracismo provinciale, operate da amministratori temporanei svincolati da ossessioni carrieristiche. Servono “manager pubblici” che non siano ostaggio del voto di riconferma o di risalita politica, lontani da logiche populistiche che purtroppo pervadono cittadini inconsapevoli e anche giustamente terrorizzati dall’andamento degli appalti pubblici.
Ci serve l’informazione.
Ci serve capire che vivere una giungla di lamiere fumanti, velenose e maleodoranti non può essere il luogo in cui vogliamo vivere.
GF