1, 2, 3, 4, 5.
6; 7; 8; 9; 10.
12?
11!
François Le Lionnais
Poesia allo stato di traccia, 1958
Dall’incontro di matematici che avevano a cuore la letteratura e di uomini di lettere con l’amore per le scienze esatte nacque l’OULIPO, fondato dal matematico François Le Lionnais e dallo scrittore Raymond Queneau.
Nel gruppo dell’OULIPO, cui nel séguito aderirono autori come Georges Perec, Marcel Duchamp, Italo Calvino, si continua ancora oggi ad esplorare la potenzialità della lingua con l’obiettivo di produre nuovi procedimenti, nuove forme letterarie suscettibili di generare poesie, romanzi, testi rispondenti a prefissate regole e costrizioni.
L’italiano «Opificio di Letteratura Potenziale» (da cui l’acronimo Oplepo, da cui l’aggettivo «oplepiana») non è un’invenzione di qualche intellettuale annoiato ma deriva proprio da un’idea di scienza applicata alla fantasia e riprendeva sempre il francese «Opificio di Musica Potenziale». Quest’ultima è genericamente da intendersi come l’arte di combinare più suoni in base a regole ben precise, sembrerebbe contraddittorio e privo di significato parlare di una “musica sotto costrizioni” (in realtà sottolineano come i loro esercizi muovono dall’“innata vocazione alla libertà” della musica, dalla sua lotta per affrancarsi da ogni costrizione). Lo stesso concetto è applicabile alla letteratura.
L’idea, dunque, era, quella dei francesi dell’Oulipo, quella di formare un mix o un punto d’incontro comune tra una letteratura a vocazione matematico-scientifica (rappresentata da Raymond Queneau) e una matematica a vocazione letteraria (rappresentata da François Le Lionnais).
L’assunto si riassume con la formula: «L’invenzione non è più nel testo, ma nella regola: io devo inventare la regola, il testo vale solo come sua esplicazione».
Esempi di regola del gioco: scrivere eliminando una lettera dell’alfabeto, ridurre poesie note alle parole-rima di ogni verso, costruire una macchina per scrivere aforismi.
Nell’attività degli oplepiani (almeno i maggiori: Queneau, Perec, Calvino) questa idea valeva come provocazione, spunto sperimentale di laboratorio; nelle loro opere maggiori il testo si prendeva poi la sua brava rivincita sulla regola, deviandone il decorso secondo il proprio personale gusto.
Per quanto riguarda il versante nostrano, riguardo alle finalità dell’Istituto, si parla della “produzione automatica di letteratura italiana”, di “un’azione da compiersi nella sfera e secondo gli stimoli della genetica combinatoria” che, come ha scritto Calvino, “smuova l’enciclopedia del possibile”, di “una disponibilità intellettuale e spirituale che possa consentire un automatismo distensivo e liberatorio in questi truculenti tempi di tensioni velleitarie e di problematiche gelide”.
(citazioni di Stefano Bartezzaghi e Piergiorgio Odifreddi)
In tutti i tentativi fatti per provare che 2+2 = 4
non si è mai tanuto conto della velocità del vento.
Raymond Queneau
GF