E’ di oggi la notizia di intercettazioni registrate da una “paranza”, tramite una microspia piazzata nell’auto utilizzata dal commando della camorra, durante una missione omicida.
L’atmosfera è goliardica. Ci sono risate, sghignazzi, battute. Si discute su dove colpire la vittima prescelta ma, soprattutto, facimm ampress ampress e poi ci andiamo a prendere il caffé.
Per sparare addosso a un uomo non si deve rimanere in silenzio, ci si deve incoraggiare a vicenda, si deve alleggerire l’atmosfera con discorsi da bar, far finta di niente; è la tecnica di killer spietati che eseguono l’omicidio, anche di una persona disarmata e, per farlo, hanno bisogno di essere in tanti e armati fino ai denti.
Persone deboli, molto più vicine alla semplicità del mondo animale che alla complessità di quello umano. Il livello superiore genera il serial killer solitario.
Ognuno di noi usa delle tecniche per superare momenti difficili nei quali la tensione potrebbe giocare brutti scherzi. L’uomo normale usa l’ironia per sdrammatizzare la tensione di un esame, di un colloquio di lavoro, di una riunione d’affari.
Per compiere il gesto, irreversibile, che toglie la vita a un essere umano (ma si potrebbe estendere la cosa ad ogni essere vivente), non per impulso, per difesa o premeditazione personale intendo, ma dietro un ordine preciso e categorico, in qualche modo si deve annullare la propria coscienza, il cui urlo è tanto più insopportabile quanto più è debole, innocente e indifesa è la vittima. I bambini rappresentano la sommatoria delle caratteristiche ed è per questo che l’urlo delle coscienze diventa assordante.
Quali tecniche usare quindi per ammazzare un bambino?
E’ probabile che un ottimo metodo possa essere quello di non saperlo.
Si spiegherebbero, così, i volantini e le telefonate israeliane prima di un bombardamento a tappeto. Credo che il materiale esecutore possa lanciare ordigni micidiali contro una città solo se ha la coscienza a posto che gli obbiettivi siano vuoti, e l’ordine, quindi, può essere solo quello di distruggere gli edifici. Magari applicando l’etichetta “strategici”.
Una buona campagna di censura mediatica completa l’operazione “coscienza pulita” impedendo la pubblicazione delle immagini. La propaganda non è, quindi, mirata all’esterno, ma servirebbe a non turbare le proprie coscienze.
Al contrario, le immagini dei bimbi a pezzi possono e devono invadere l’opinione pubblica esterna: servono a far capire a cosa può portare l’irragionevolezza di talune organizzazioni oltranziste alle quali si assegna ogni responsabilità.
In questo caso chi rifinisce l’opera restituendone carattere di ufficialità? Il politico, con dichiarazioni che addrizzano il tiro qualora vi fossero dubbi residui in merito.
Sono solo riflessioni, e il perché è da ricercarsi nella voglia disperata di non perdere la fiducia nell’uomo, per continuare a credere che, in fondo, l’umanità non cresce in grembo spietati mostri capaci qualsiasi orrore.
Ma poi, però, mi torna in mente un uomo che uccide un bimbo con una pala, un uomo che ne scioglie un’altro nell’acido e altri e altri ancora e non riesco e non riuscirò mai a darne una spiegazione.