Un giudice
E’ la seconda volta, da quando ho intrapreso questa iniziativa, che ho l’influenza. I frequentatori del blog ricorderanno che proprio a Capodanno sono stato costretto a letto da un febbrone inatteso – è rarissimo che mi accada – quanto (diventato) utile.
In quel periodo ero in ferie e proprio per non farmi inquinare quella splendida quiete meditativa scaturita dalla malattia, non tramutai quei giorni presso il mio datore di lavoro.
Era da tempo che avrei voluto parlare di questo, ma senza un episodio personale, e dell’ennesimo atto di pirateria compiuto da membri di un governo che ha fatto della lotta contro il normale cittadino, che mantiene il paese, una ragione d’esistenza in vita.
Vero è che il mondo dei dipendenti, specie se pubblici, vanta volumi da record in termini di assenze per malattia ed assenteismo in generale ma, come sempre, andrebbero fatti i doverosi distinguo che solo curriculum, attentamente studiati, potrebbero permettere.
Ma sarebbe troppo faticoso e sopratutto sarebbero costretti a trattarci da persone.
In ogni caso, anche la legge “Brunetta” (ministro che anche all’animo più candido non può non evocare il vendicativo giudice di una famosissima canzone di De André), particolarmente astiosa nei confronti di certe categorie, concorre al taglio classista in atto in Italia.
Oggi pomeriggio, al mio secondo giorno di stato influenzale, si è presentato alla porta il medico fiscale.
Non a Buffon, era da questo che avrei preso spunto, assente dai campi di calcio per mesi per un banale mal di schiena che non gli ha impedito di girare diversi, acrobatici, spot pubblicitari, ma a me, inerme (secondo loro) dipendente. Carne morta.
Ma il problema non è questo, visto che la legge lo impone. Un certo dott. Vitti, che non conoscevo, il quale doveva essere praticamente sicuro della falsità della mia malattia, dopo essere entrato in casa accolto dai miei genitori, che in questi giorni hanno fatto la spola tra il mio ed il loro appartamento, ha iniziato a sbraitare sostenendo a gran voce che avrei dovuto alzarmi e andare all’ingresso per la certificazione della visita.
A nulla sono serviti i tentativi dei miei genitori di spiegare la mia impossibilità a muovermi.
Avendo sentito tutto dalla mia camera da letto, li ho invitati ad accompagnare fuori di casa quel medico impedito, non capisco da cosa, a verificare personalmente la mia presenza in un letto e certificarne la malattia.
Sentite le mie parole, il dott. Vitti, si è precipitato da me urlando e, dandomi del tu, come si potrebbe fare per certi incalliti criminali di bassa lega sorpresi con le mani nel sacco, mi intimava di eseguire la misurazione della temperatura. A me, non a Buffon.
Naturalmente, a quel punto, visto che ormai aveva accertato sia la presenza nel letto di casa che lo stato febbrile, l’ho invitato ad uscire preannunciandogli una doverosa querela.
Mi chiedo: quanti onesti cittadini avrebbero accettato il sopruso di un pubblico ufficiale, maleducato e in vena di protagonismo, e avrebbero abbassato servilmente la testa?
L’Italia deve cambiare ragazzi e tutto quello che ci compete, per il momento, è un doveroso e incessante impegno civile.