In Italia l’uso dei farmaci generici è pressoché inesistente. Un’inchiesta dell’Espresso ci rivela che il consumo dei generici in Italia è pari al 7% del consumo generale, mentre nel resto dell’Europa si aggira intorno a una media del 53/54%.
A cosa è dovuto il gap che ci divide dai nostri cugini comunitari?
Innanzitutto la scarsa propensione dell’italiano a ricercarsi il prezzo più basso. Più volte abbiamo avuto la prova di come non sappiamo far valere la forza della collettività; faccio alcuni esempi. Ci sono delle compagnie petrolifere che praticano prezzi dei carburanti nettamente più alti rispetto ad altre; generalmente Shell, IP, Esso e Api hanno sempre il prezzo alla pompa più alto, mentre Agip riesce a mantenerlo abbastanza competitivo. Tamoil è sempre il più economico.
Ci si aspetta che tutti facciano rifornimento alla Tamoil o, al limite, all’Agip, costringendo gli altri ad abbassare, invece tutti i distributori funzionano a regime e ognuno di noi entra a fare rifornimento nell’uno o nell’altro in maniera indifferente. Eppure le differenze su un pieno possono essere anche di 5 o 6 euro.
Altro esempio eclatante è rappresentato dalle ricariche dei cellulari.
C’é voluto Bersani per costringere le compagnie telefoniche ad eliminare il costo di ricarica (che poi ci hanno rigirato sul costo della tariffazione), ma Wind, per esempio, che inizialmente non aveva costi di ricarica, continuava a non averne per alcuni importi (60 euro). Il costo di ricarica faceva saltare qualsiasi paragone sui prezzi, ma gli italiani hanno continuato a ricaricare Tim e l’allora Omnitel.
Siamo alla circonvenzione di incapace (La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall’art. 643 del codice penale. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell’incapace deve consistere in un atto dannoso per sé o per altri. Il reo e’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da lire quattrocentomila a quattro dei vecchi milioni. Procedibilità d’ufficio, perseguibile dal Tribunale Monocratico).
Nel particolare caso dei medicinali, la cosa è più grave.
Esiste un circuito vizioso formato da aziende farmaceutiche, informatori scentifici, medici e farmacie, che convoglia il paziente verso l’uso esclusivo di prodotti di marca.
Il reato è più palese, ma non vi è alcun Bersani che si prenda la briga di difendere l’incapace.
E’ come se le case automobilistiche imponessero l’uso di carburanti di determinate marche per il corretto uso del motore.
La domanda di sempre: che possiamo fare? Moltissimo. Basterebbe pretendere l’indicazione del generico in ricetta.
Con un semplicissimo colpo di bacchetta magica abbatteremmo la spesa nazionale di medicinali del 70/80% circa, costringeremmo le miliardarie aziende farmaceutiche ad abbassare i prezzi, imporremmo l’etica nella categoria degli informatori farmaceutici, costringeremmo i medici a pagarsi da soli le vacanze!
GF