Come primo argomento di discussione propongo una lettera inviata ai miei studenti durante le agitazioni universitarie che non sono mai cessate (ma siccome i media non se ne occupano non esistono).
Cari ragazzi,
vi scrivo per dirvi qualcosa relativa a queste giornate difficili che l’Università italiana, e la scuola in generale, sta attraversando.
Data l’età, forse non potete immaginare che la nostra istituzione versa in uno stato certamente non ottimale per favorire la migliore trasmissione del sapere e la formazione dei futuri professionisti.
Questo enorme pentolone di cui di tanto in tanto si scopre il coperchio, lasciando intravedere il contenuto, è sotto gli occhi di tutti. I giornali e le televisioni, quando possono, ci raccontano di come avvengono le nomine dei professori, ci parlano di sedi universitarie occupate da “clan” familiari, e dei cosiddetti “baroni” che generano, tra i propri seguaci, amici e parenti, baronetti e baroncini.
Che la situazione sia grave, dunque, e che chi ci governa debba necessariamente occuparsene, mi sembra sacrosanto. Ciò che mi sembra assurdo è farlo in maniera cieca, sorda e soprattutto incompetente. Si badi bene, le mie sono valutazioni apartitiche e apolitiche. La sinistra non ha modificato e non modificherà mai l’equilibrio formatosi dopo un cinquantennio di gestione del potere accademico, tradotto sul campo da generazioni di docenti cosiddetti di sinistra, costituendo uno dei gangli forti della nazione sotto il suo diretto controllo.
La destra, vogliosa di irrompere e scassare i luoghi del potere sinistrorso, formata da persone senza particolari qualità e sotto il totale controllo di un unico uomo, si muove come un elefante in un negozio di porcellane. Soffoca la preda togliendone l’aria per darla in pasto alla prossima lobby che può essere una banca o un gruppo di imprenditori che magari ne venderà il patrimonio immobiliare svuotandola da dentro e arricchendosi all’inverosimile, come è già accaduto per altre grandi istituzioni italiane.
Come per tutte le cose, quindi, le riforme andrebbero fatte con competenza ed imparzialità, sottraendo, si, lo spreco e lo sperpero, per dare ossigeno ed energie ad una struttura che deve restare pubblica ed aperta a tutti. Per far crescere bene un albero non gli si toglie la linfa, ma lo si pota nelle sue parti non vitali lasciando i rami più sani e forti.
Per queste ragioni e per non restare immobili di fronte al mancato uso dell’intelligenza, o almeno del buon senso, ciascuno di noi deve reagire, nella totale libertà ed autonomia intellettuale e combattere con le sole armi a disposizione che sono quelle della protesta civile, pacifica, ma forte, decisa e convinta.
Domani, visto lo sciopero, non potremo vederci per la lezione pomeridiana ma, come ho detto in aula, lo scorso lunedì, non sprechiamo inutilmente la giornata ma attuiamo quelle forme di protesta civile che ognuno di noi troverà più opportune.
Lunedì, invece, ci vedremo regolarmente per la lezione o, in caso di ulteriori agitazioni e/o occupazioni, per discutere come, dove e quando proseguire pacificamente e proficuamente l’eventuale protesta e lezioni del corso perché alla fine non resti anche la beffa di un semestre da recuperare.
GF