Ho ricevuto due commenti molto pertinenti sull’articolo di Sandro Raffone intitolato “Lo stile”, pubblicato lo scorso 16 luglio.
Ritengo che siano riflessioni cardine sul mestiere dell’Architetto e voglio riportarle in attualità, richiamando anche quanto già scritto da me in precedenza a proposito delle due cappelle realizzate nella necropoli del mio paese (“La morte. Emozione e ragione” del 23.5.09).
Faccio alcune considerazioni personali, fermo restando che solleciterò riflessioni aggiuntive allo stesso autore.a

Non sono particolarmente convinto che il gusto sia strettamente conseguenza della formazione individuale ed in particolare di un Architetto. Esistono persone di buon gusto che non lavorano neanche nell’area del design e viceversa; sono, per questo, portato a credere che esso stia nel DNA di ciascuno di noi, e sono confortato da diversi esempi viventi, e che, al limite, possa essere corretto o educato attraverso l’apprendimento e l’esperienza.
Sono, altresì, convinto che non c’entri proprio nulla con lo stile, anzi, una persona di buon gusto, così come una di cattivo gusto, possa addirittura spaziare tra gli stili e/o non essere per niente identificabile.
Capisco che nell’epoca della formazione, nella quale mi sembra siate, ci si ponga domande continue sul “come” o ci si interroghi sui “segreti”.
Penso, però, sia più proficuo concentrarsi su aspetti più controllabili, ma non per questo di più semplice soluzione, quali la composizione e il materiale, elementi che concorrono alla determinazione dello spazio.
Molti Architetti, e non solo, hanno inteso risolvere la questione compositiva attraverso sistemi di regole che restituissero oggettività ad un problema che resta soggettivo, altri affidandosi all’intuito o capacità.
In questo contesto mi sembra utile tornare su quanto l’architetto viennese Rudolf M. Schindler scriveva nel lontano 1912:
“Il nostro modo efficiente di usare i materiali ha eliminato la massa strutturale e plastica. L’architetto contemporaneo concepisce la <> e la forma con soffitti e pannelli parete. La progettazione architettonica ha adottato lo spazio come sua materia prima e gli spazi articolati come suo prodotto. A causa della mancanza di massa plastica, la forma degli spazi interni definisce l’esterno della costruzione. Perciò il prodotto primitivo di questo nuovo tipo di operazione è la <>. L’architetto ha finalmente scoperto il mezzo espressivo della sua arte: LO SPAZIO”.
L’architettura intesa, quindi, non più come “scultura” ma come espressione di spazi finiti ed omogenei, le scatole, organizzati attraverso la composizione. La rinuncia al linguaggio, alla forma, ed alla riconoscibilità di uno stile, furono proprio le caratteristiche della sua maturità.

GFWolfe house - Schindler