Ho assistito nell’ultimo week end a una serie di incontri sui temi della politica italiana e della denuncia sociale, organizzati dai ragazzi di “Giovani menti attive” di Modugno.
Ho partecipato volentieri ed ascoltato con attenzione una buona parte degli eventi e devo dire che ne sono uscito leggermente più sollevato e meno preoccupato per le sorti del mio paese.
Mi sono piaciuti, in particolare l’entusiasmo, l’attivismo e la spiccata lucidità di organizzatori e partecipanti; nutro, ormai, grandi perplessità sui temi. O meglio, sul tema.
Il dibattito, rispecchiando i temi nazionali, è completamente, esclusivamente, concentrato su un certo Signor Silvio Berlusconi. Per carità, il personaggio è tale da richiedere una certa attenzione, ma da questo a trasformare la dialettica nazionale e locale in una sorta di forma monotematica mi sembra inaccettabile.
L’antiberlusconismo è ormai un genere letterario e le pubblicazioni in tal senso riempiono interi scomparti nelle migliori librerie perché si sa, quando l’argomento tira, l’offerta aumenta fino a saturazione e c’é in Italia, in questo momento, tutta una cerchia intellettualoide che ama bearsi sulle tristissime, notissime, e addirittura palesi vicende di questo premier.

Qualche mese fa, per una fortuita combinazione, ho partecipato a un incontro con due frati francescani in missione a Bari. Non mi hanno colpito i discorsi, l’estrema spiritualità del pensiero, o la rinuncia al possesso (che pure riveste carattere di straordinarietà), ma la loro estetica. Si, una volta tanto, l’estetica.
Estrememente denudati di ogni inutilità, avevano addosso un sacco. Non il saio, che comunque è realizzato sartorialmente, ma un sacco di iuta con buchi per maniche e testa. I piedi, nudi. Era inverno.
Ho guardato i due frati immaginandoli in una composizione pittorica, ed erano esattamente il contrappeso cromatico all’opulenza, alla sete di potere, alla corruzione, alla avidità di cui il mondo è pieno.
Perché uso questa metafora: la contrapposizione all’anticultura cafona e turpiloquiale offerta dalla politica, la risposta al giornalismo becero urlato a tutta pagina da pseudo giornali di famiglia, il rifiuto di un mondo fatto di corruzione dei giudici, di sfruttamento goliardico della prostituzione, non si fa facendoli diventare il pane quotidiano. Alla denuncia, sicuramente necessaria, deve corrispondere un profondo senso dell’etica e della moralità, che deve svilupparsi in ciascuno di noi attraverso la partecipazione e la promozione quotidiana della cultura.
E’ un appello.

GFgrazioli