Può succedere, per un gran colpo di fortuna, di beccarsi l’influenza nei giorni più festivi dell’anno e di fare tutto quello che si è sempre sognato di fare invece che banchettare, festeggiare, sparare (questo già tolto di mezzo da tempo)… comprare! E cioé niente. Stare a letto sotto il piumone e, al limite, guardare la televisione.
Non mi era mai capitato di vederne tanta e non avevo mai capito, anche se sospettavo fortemente, quanto fosse ridicola. Qualche volta danno bei film, per cui vale la pena averla e non solo come monitor buono ad altri usi, ma per la maggior parte del tempo rifilano gente che parla a vanvera e notizie finte.
E’ stato entusiasmante ascoltare, a mezz’ora di distanza, i telegiornali di Canale 5 e Rai 3 che intervistavano la gente per strada sui temi natalizi: i commenti dei primi tutti rivolti alla spesa sul motto di “si vive una volta sola” e “comprare comprare comprare”, mentre i secondi “non ci serve niente abbiamo le case piene di roba inutile e non arriviamo alla seconda settimana”.
Ebbene signori, dopo un sorriso, amaro, uno può pensare: ma a chi volete prendere per il culo?! Poi ti guardi intorno, parli, per davvero questa volta, con le persone e ti accorgi che c’é uno zoccolo duro di popolazione che vive felice, o infelice, di essere presa per il famoso fondello. Ebbene si, prendono per il culo la stragrande maggioranza della popolazione!
Ognuno ormai pensa di avere una opinione. Del resto questo insegna la tivvù, che ci debbano essere per ogni argomento degli opinionisti specializzati. Una volta eravamo tutti CT solamente, ora è riduttivo. La gente si immedesima e in ciascuno di noi alberga un commissario tecnico, un commentatore, un Mughini, una velina, un comico imitatore e persino un politico, perché questi sono i temi che propina e queste sono le ambizioni della gente.
Siamo quello che ci dicono di essere. La perfetta coincidenza col modello di italiano televisivo è il fine ultimo di chi vuole essere un modellatore di genti.
Pensate ai risvolti di un’arma così potente.
Mia figlia di undici anni un giorno mi ha detto: papà, dovrebbero permettere di votare anche ai bambini che si intendono di politica. Certo, perché i bambini di oggi si intendono di politica e di cellulari che sono gli argomenti che tengono banco sullo schermo. Sanno tutto di PIL e fasce tariffarie ma, stranamente, sono pronti a spendere 5 euro per scaricare una suoneria del cazzo sul telefonino e, ancora più stranamente, nessuno li difende!
Come si fa a non avvertire un moto di ribellione nei confronti di tutto questo? Si sente, si sente, ma poi ti passa perché sei solo a combattere o, al limite, in tre o quattro, troppo pochi e in fondo è molto più facile farsi trascinare dalla corrente. Dopotutto viviamo bene.
Un’idea però ce l’ho: e se importassimo un po’ di protestatori dalla Grecia?
Cavolo la Tachipirina!