Quello che è accaduto in Sicilia nei giorni scorsi, è solo un piccolo episodio rispetto a quello che può accadere sull’intera superficie del nostro paese ogni giorno. Solo il caso, o la teoria delle probabilità, impediscono il crollo contemporaneo delle nostre città.
Mi spiego meglio. La frana verificatasi a Messina è stata causata dall’ingrossamento di un piccolo fiume costretto, per ragioni speculative, ad attraversare il paese in canale. Questo canale, oltre ad essere delimitato lateralmente, era anche chiuso superiormente; praticamente un tunnel, dalle dimensioni sufficienti per il corso d’acqua a regime di normalità, ma irrisorie nel caso di gravi inondazioni, neanche troppo rare, come quella appena verificatasi o come quella di due anni fa.
La ragione dell’inscatolamento delle acque è, come sempre, di natura edilizia. Infatti, il corso del fiume che passa nel bel mezzo del paese è stato lastronato per consentire l’edificazione di nuovi palazzi in pieno centro.
Piani Regolatori a parte, le cui scelte potrebbero essere anche oculate, una rarità ma possibile, il vero problema, tutto italiano, è il condono edilizio e, ancora prima, l’assenza del controllo del territorio da parte degli enti preposti.
E’ così che si costruisce in luoghi inadatti, lasciati liberi dall’antichità (una ragione ci sarà perché le case storiche di Giampilieri non sono crollate) perché troppo pericolosi per l’edificazione, senza alcuna concessione e con il tacito consenso dell’ente territoriale, e si regolarizza attraverso i condoni ormai ciclici. Che il condono, strumento per rimpinguare casse statali, regionali e comunali, per il quale non serve essere dei geni dell’economia ma solo semplici uomini senza scrupoli, sia un incentivo all’abusivismo è ormai acclarato, che faccia danni irreparabili è ormai provato, ma continueranno a essere promossi.
L’Italia è piena di situazioni del genere, ma mi limiterò a fare un esempio relativo al nostro comune.
Il territorio di Modugno è attraversato da solchi giganteschi, chiamati “Lame”, che geologicamente servono a drenare le acque alluvionali provenienti dalla Murgia. Bene. Le Lame sono protette paesisticamente da un piano di salvaguardia regionale chiamato “PUTT”, perché oltre al paesaggio se ne salvaguardi la FUNZIONE.
Nel solo territorio modugnese ci sono decine di costruzioni abusive, successivamente condonate, nell’alveo delle Lame. Qualche anno fa, a seguito di una alluvione di media entità, ho visto, fatto non molto raro, la “mena” in azione. L’alveo delle Lame ha riversato in mare quantità eccezionali di acqua mista a fango. Sono crollate alcune piccole case agricole e, lo ricorderete, un Eurostar rimase sospeso sui soli binari perché il cavalcavia era stato spazzato via.
Da una diramazione della Lama “Balice”, nota come Lama “Macchia di Russo”, dove si accumularono acque per una decina di metri di profondità, i pompieri riuscirono a trarre in salvo gli occupanti di un auto rimasta intrappolata.
Benissimo. Udite udite, qual’é stato il provvedimento per ovviare al pericolosissimo inconveniente da parte delle “Autorità competenti” (scegliete la 1, la 2 o la 3)?
1. La risagomatura dell’alveo;
2. La liberazione dell’invaso da parte di oggetti estranei e ostruenti;
3. La declassazione del vincolo ambientale.
Non ci crederete, è la 3! Togliendo il vincolo, operando, cioé, una variante urbanistica, quindi chiacchiere e speculazione, quell’antico corso non è più una Lama, ma “area per insediamenti produttivi”. Spero che le acque vengano informate, altrimenti sarà un disastro, e l’azienda insediata sul loro corso passerà, prima o poi, un brutto quarto d’ora.
E’ una denuncia.

GFlama-balice