I due spazi urbani distano tra loro un solo isolato e per questo sono stati concepiti in continuità. La continuità è rappresentata dall’assetto “ippodameo”, che non coincide con quello dello sviluppo urbanistico dell’area nata con strumenti urbanistici concepiti negli anni ’80.
Lo scontro tra le due diverse geometrie genera un dinamismo che lascia visibili al suolo le tracce telluriche.
Gli spazi sono ordinati rispetto a una misura di partenza che sviluppa sottomultipli, che a loro volta formano la texture della pavimentazione.
Il piatto territorio su cui insistono non consente salti di quota ma sole “lastre”, le cui quote differiscono di pochi centimetri. La perfetta esecuzione da parte di qualificate maestranze, ha permesso il massimo sfruttamento di quei centimetri per lo scolo delle acque – sia potabili che di impluvio – attraverso un unico canale a cielo aperto.






