Me li ricordo quei buoni film western, quelli americani per intenderci, non quelli raffinati, “all’italiana”, di Sergio Leone, che a loro volta mi riportano a mio padre e al suo amore sviscerato per quelle pellicole dal finale scontato in cui il buono, il cow boy con cappello e cavallo bianchi, vince sempre contro il cattivo, che in genere è un orribile “pellerossa”.
In quei film la “costruzione del cattivo” passa sempre attraverso uno o più massacri, che quasi sempre riguardano famiglie che vivono in case isolate nella prateria. La prateria, guarda caso, era il sacro suolo di Manitù, ma non importava, l’odio era già alle stelle e si smaniava per vedere gli indiani eliminati..
Sarà perché ce le hanno raccontate sempre così ma anche le vicende moderne, invariate nel tempo per finalità e modalità, non riescono a scendere giù, allo stesso modo in cui non convincevano i racconti, di parte, degli scontri tra il glorioso esercito degli Stati Uniti e i nativi americani. La storia è sempre la stessa, e vede gli yenkee costantemente con i piedi in territorio straniero. Questo è il nodo. Teniamolo presente. Nei decenni si è passati sopra altri suoli, sempre sacri, ma il “cattivo” è sempre il proprietario del suolo.
Oggi sappiamo che non era George Armstrong Custer l’eroe di Little Bighorn, ma probabilmente Cavallo Pazzo che, nel disperato tentativo di arginare l’avanzata dei nuovi colonizzatori col viso pallido, in cerca di oro, unì Sioux, Lakota, Cheyenne e Arapaho per assestare uno dei colpi più duri e memorabili a quell’esercito che ancora oggi, incurante, poggia i propri jungle boots in luoghi “ostili”. Già ostile. E’ bizzarro il concetto di ostilità degli americani.
E’ questo il termine con il quale di solito viene appellato chi non vuole calarsi le braghe di fronte al loro strapotere, economico e militare. Canaglia, è eventualmente l’alternativa, ma molte sono addirittura le canaglie ostili.
Noi stessi siamo potenziali canaglie ostili nel caso un americano bussasse alla porta: “good morning i’m new owner of your house”. Per non trasformarci in canaglie ostili, terroristi (il passo è breve) dobbiamo solo sperare che non accada mai.
Sono “Stati-canaglia” quelli che ancora si oppongono all’imperialismo americano, i cui popoli sono ridotti alla fame da cinquantenali embarghi, con la giustificazione ufficiale del ruolo, autodeterminato, di polizia del mondo. Uno Stato è canaglia se ti impedisce di avere basi nel proprio territorio, ostile se non vede di buon occhio l’invasore occidentale, che sia sotto forma culturale, religiosa, o militare.
Proviamo a immaginare. Se qualcuno di noi volesse stabilirsi in un angolo della California, a prescindere dall’opinione di un californiano; sarebbe da considerarsi ostilità un suo eventuale rifiuto? Non credo, visto che nell’ordinamento giudiziario di tutti gli stati americani l’omicidio non è punito se avviene in casa altrui.
Eppure ci siamo passati e dovremmo conoscere benissimo le logiche e le strategie per la liberazione dallo straniero. La festeggiamo ancora oggi quella liberazione e allora li chiamavamo partigiani. Penso che ancora oggi, guardando un film in cui vi sia un attentato a truppe tedesche, proviamo un sentimento di soddisfazione patriottica nel vederli saltare in aria. All’arabo, al vietnamita, al palestinese, questo non è concesso.
Basta quindi stravolgere la logica del comune senso del possesso, della proprietà, della patria, che la visione del mondo cambia e si comprende la strategia imperialistica occidentale.
In questi giorni, però, si è superato ogni limite.
Il presidente americano Barak Obama, ha dichiarato che truppe d’assalto speciali, i cosiddetti “Navy Seals”, hanno ucciso Osama Bin Laden, durante un blitz, mentre era in casa sua, in una nazione sovrana diversa dagli Stati Uniti.
Non possiamo, anche in questo caso, seppur paradossalmente, assuefarci alla logica dell’omicidio.
Presidente Obama, è necessario che lei sappia che esiste una parte di mondo che non conosce la vendetta, l’arroganza, la giustizia sommaria, che si indigna davanti a qualsiasi omocidio, che lei ha profondamente deluso. E’ la stessa parte di mondo che aveva riposto il lei tutte le speranze per un futuro migliore e che ora soffre per l’ulteriore spirale di vendette che questo omicidio porterà, per l’ulteriore sangue innocente che sarà versato.
La nostra logica è che nessun presunto omicida può essere ammazzato da chiunque e a qualsiasi titolo, specie se disarmato e con la propria famiglia, donne e bambini.
Ma non c’è solo indignazione.
Presidente, per quanto ci riguarda, lei è reo confesso di un omicidio premeditato.
Presidente, se lei fosse italiano sarebbe condannato a una pena che va dai 21 anni di reclusione all’ergastolo, per omicidio premeditato, ai sensi degli artt. 575 e 577 del Codice di Procedura Penale, salvi eventuali sconti di pena per gli incensurati, qualora lei lo fosse.
Lei, però, è americano, e sarà il suo popolo e le sue leggi a giudicarla.

GF