E’ l’ultima pellicola di Pedro Almodòvar, realizzata tra Madrid e l’isola di Lanzarote nell’arcipelago delle Canarie, con il solito eccellente cast di attori e la clamorosa Penelope Cruz.
Prima di “Tutto su mia madre” e soprattutto “Volver”, dalla visione dei film del regista spagnolo ne sono uscito sempre con un sapore di incompletezza. Come se fosse mancato sempre qualcosa per fare un ottimo film. Sensazione completamente cancellata con i due titoli citati; in particolare “Volver”, capolavoro, a mio parere, della cinematografia moderna con Raimunda, una strepitosa Penelope Cruz, capace di trascinare con la forza della sua recitazione l’intero film.
Con “Gli abbracci spezzati” Almodòvar torna all’antico. Non soltanto per il ritorno al classico del suo cinema, ma anche e soprattutto per il rinnovarsi di quella sensazione di incompletezza dei precedenti.
Se in “Volver” l’attenzione del regista era concentrata su un presente pregno di passioni e sentimenti tali da togliere il fiato, commuovere, in quest’ultimo lo sguardo al passato, addirittura ai soggetti di Carlos Saura per la popolarità e classicità dei temi – dove era il Flamenco che doveva sovrastare sulla storia – detta la struttura del film.
A testimonianza di ciò, anche il titolo si ispira a “Viaggio in Italia” di Rossellini, dove una sequenza, riportata nel film, mostra il ritrovamento di due cadaveri abbracciati, pietrificati e conservati dalla lava. Quindi storia e amore per la cinematografia, un vero e proprio omaggio.
Magistrali, senza pecche, le riprese e la fotografia. Una vera chicca per palati fini la sequenza del film nel film (“Ragazze e valigie”)con l’inquadratura che ha sullo sfondo la facciata vetrata di un palazzo con tutti i neon dei piani accesi; mentre la camera si allontana dalla scena, in maniera graduale e geometrica, si spengono i neon. Un dettaglio assolutamente insignificante nell’economia del film ma importantissimo per la struttura della storia nella storia.
Bellissimo il colpo di colore con il cambio di scenario sull’isola di Lanzarote, dove le vigne di Malvasia e i promontori di lava pietrificata disegnano un paesaggio straordinario.

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