Vorrei tanto occuparmi d’altro, promuovere un forum culturale, uno più specifico sull’architettura e qualcosa sulle tematiche della politica locale; otterrei una più ampia partecipazione e tratterei argomenti che mi riguardano più da vicino compresi, e perché no, gli sviluppi del mio lavoro.
E invece no, i miei pensieri sono occupati, di volta in volta, da accadimenti che mi toccano dentro.
Sull’onda della emotività ho parlato dell’attentato di Kabul ma, in seguito, non ho potuto disinteressarmi ed ho approfondito l’argomento approfittando delle poche informazioni che riescono a trapelare su siti specifici ed incrociando cronache e pareri.
E’ di questi giorni la notizia del rapporto del generale americano Stanley McChrystal sullo stato dell’arte in Afghanistan; il rapporto è stato intercettato e reso pubblico, direttamente, senza precederlo con minacce in prima pagina o parcheggiarlo in un cassetto (il giornalismo esiste ancora), e adesso il mondo discute sulla diversa angolazione che lo stesso ha restituito alla controversa questione.
Nel rapporto si parla senza mezzi termini di “guerra”.
Durante l’intervista radiofonica dei conduttori di “Caterpillar” al generale italiano Mini, si parla di guerra.
Entrambi fanno capire che fino a quando sul territorio erano stanziati 6 o 700 soldati quella poteva considerarsi una missione di pace, ma quando sono diventati 40.000, 70.000, è iniziata la rivolta della popolazione che ha percepito l’invasione.
Si parla di guerra, di rivolta popolare, di insorti, di resistenza, non di terrorismo e attentati. Quello nel quale sono stati coinvolti i nostri soldati è un episodio, tra i tanti, di guerra con regolare imboscata e sparatoria finale, non una autobomba e basta.
Di missione umanitaria, di ponti, strade acquedotti e ospedali, parlano solo i nostri servili mass media e di conseguenza l’addomesticata opinione pubblica.
Adesso si discute sull’invio di altre truppe, “le guerre si vincono a terra e per questo c’é bisogno di più uomini”, migliaia di ragazzi della cosiddetta “forza di pace internazionale” che andranno ad uccidere migliaia di innocenti Afghani. Migliaia di soldati che andranno a farsi uccidere con il gioco della roulette russa.
Ma quante persone dovranno ancora morire prima di dichiarare l’ennesimo fallimento di una guerra, di una strategia, rivelatasi fallimentare dall’ormai lontanissimo Vietnam?
GF