C’é qualcosa che non quadra, o che quadra a pennello, nel panorama politico di questi giorni.
E’ la relativa calma bipartizan iniziata improvvisamente con il passaggio in Senato della legge sul federalismo fiscale, che ha visto l’accordo di tutti ad eccezione dell’Unione Di Centro.
Non riesco a capire come mai un partito, quello democratico, i cui componenti sono gli stessi che ci hanno portato al referendum abrogativo, dopo il secondo governo di destra, non solo abbiano votato unanimi a favore, ma non abbiano sollevato una minima eccezione.
Inutile dire che Casini &C erano tra quelli che invece l’avevano votata qualche anno fa.
E’ di questi giorni anche l’accordo, bipartizan, riguardante le intercettazioni telefoniche; su questo non vi erano particolari dubbi: quando si parla di norme a protezione della casta (una persona per bene non ha nulla da temere) tutti sono naturalmente d’accordo nel fare quadrato.
Rabbrividisco al pensiero che nel caso di condanna prevista dalla legge, parlo dello strupro di Guidonia, inferiore ai cinque anni, quei delinquenti non avrebbero potuto essere localizzati ed arrestati.
Ma mentre su questo provvedimento chiunque ne “intuisce” le ragioni, per il precedente occorre qualche ragionamento in più.
Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo sulle poltrone riservate alla casta, a cominciare da quelle ridicole di chi si atteggia a fare il politico nel suo paese, fino a quelle più prestigiose. Diciamo che, in generale, il paese si divide in poltrone bianche e poltrone nere, che sono le maggioranze e le opposizioni; tutte sono buone, ma ovviamente sono meglio le bianche visto che da quelle si possono gestire le risorse invece di accontentarsi delle briciole.
Bene, la cosiddetta sinistra dovrebbe aver capito che per i prossimi quattro anni a livello di governo centrale non c’é trippa per gatti e se le cose continuano così sarà dura anche per la prossima legislatura e una decina di anni di briciole sono duri da sopportare.
A livello regionale le cose possono essere diverse. Senza la presenza ingombrante dei padroni dell’informazione nazionale (Mediaset, almeno per il momento, non ha programmi regionali), attraverso i media locali la lotta è meno impari, anzi, potrebbe essere addirittura a favore della sinistra vista l’occupazione storica delle sedi regionali RAI.
Il campo di battaglia diviene quindi quello regionale, dove con piccoli governi autonomi sarà comunque possibile gestire il potere e controllare grossi flussi finanziari con un cospicuo numero di poltrone bianche.
Governare un buon numero di regioni significa lottare ad armi pari con leggi e decreti dello Stato Federale (almeno dal punto di vista fiscale).
In quest’ottica si spiegano i massicci interventi del Presidente del Consiglio, naturalmente a spese della collettività, per esempio nelle campagne elettorali di Abruzzo e Sardegna, con grandi spazi riservati ai suoi comizi su tutte le reti, oltre alle massicce sponsorizzazioni di Rete 4 (la tv abusiva che gode di immunità parlamentare essendo la voce personale del Presidente).
Mi chiedo: ma il boom di voti della Lega Nord non c’é stato a causa della grande richiesta di legalità e certezza della pena da parte dei cittadini?
Ma anziché concentrare tutti i suoi sforzi sul federalismo, che in questo momento non è l’emergenza del Paese, non potrebbe imporsi su leggi più efficaci visto il totale controllo che ha della maggioranza?
Inutile girarci intorno, la magnifica efficienza delle nostre forze dell’ordine, viene continuamente mortificata dal giudice di turno che applica le leggi colabrodo fatte ad hoc per il tornaconto di amici degli amici che sanno di incappare, prima o poi, in una inchiesta giudiziaria.
Il Giudice è sempre chiamato ad applicare il minimo o il massimo della pena prevista dalla norma a propria discrezionalità. E’ questo che si deve eliminare. Il reato deve prevedere una ed una sola pena e la responsabilità è esclusivamente politica.
Quando, tra qualche giorno, a quei cinque rumeni saranno concessi gli arresti domiciliari prima e la libertà poi, le responsabilità avranno, solo per citare gli ultimi protagonisti, nomI e cognomI:
Giovanni Maria FLICK
dal 17 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 (Gov. PRODI)
Oliviero DILIBERTO
dal 21 ottobre 1998 al 13 settembre 1999 (Gov. D’ALEMA)
Piero FASSINO
dal 25 aprile 2000 al 10 giugno 2001 (Gov. AMATO)
Roberto CASTELLI
dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005 (Gov. BERLUSCONI)
Clemente Mastella
dal 17 maggio 2006 al 17 gennaio 2008 (Gov. Prodi)
Angelino ALFANO, ministro della Giustizia in carica, siciliano di Agrigento e autore del “lodo Alfano”, che prevede la sospensione dei processi a carico delle quattro più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente del Consiglio) per l’intera durata del loro mandato. Era urgente provvedere.
Siculo è anche l’autore del “lodo Schifani” per il quale non avrebbero potuto essere sottoposti a processo penale, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale. Poi giudicato i,costituzionale proprio dalla Corte Costituzionale.