Se dico Mafia, oppure Camorra o ‘Ndrangheta, evoco organizzazioni criminali ben radicate nel territorio, che per questo contano sull’appoggio di un gran numero di persone addirittura in grado di rigenerarle nel tempo. Hanno radici storiche che nella loro evoluzione si sono diramate in ogni settore nevralgico della società, compreso quelli istituzionali. Tutto questo, ormai, non ci meraviglia e non fa notizia.
Esiste, o è esistita, non è ben chiaro, un’altra organizzazione criminale che invece meraviglia e molto per potenza, organizzazione e infiltrazione insospettabili: la “banda della Magliana”.
Sarà il nome, meno altisonante e più da rubagalline, sarà la relativa giovinezza e il limitato raggio d’azione, ma nessuno può arrivarne a sospettare il grande giro di alleanze e collusioni con Mafia, Camorra, ed apparati più o meno deviati dello Stato.
E’ un “buco nero” nel quale si tende a convogliare ogni episodio controverso della storia della Repubblica o è la realtà?
La banda della Magliana nasce a Roma alla fine degli anni settanta, in seguito a un casuale incontro dei due capi storici Franco Giuseppucci, er negro, e Enrico De Pedis detto renatino. Il nome è quello del quartiere di provenienza. Dopo gli episodi iniziali fatti di rapine, furti ed estorsioni, il gruppo si evolve attraverso legami nel mondo politico e finanziario; stringe legami con la Loggia P2 tramite Licio Gelli e addirittura con il Vaticano e Monsignor Marcinkus.
La banda è responsabile dell’omicidio Pecorelli ed ha un ruolo nell’assassinio del banchiere Roberto Calvi; un arsenale di armi di proprietà dell’organizzazione fu trovato nei sotterranei del Ministero della Sanità dove era custodito. Fu coinvolta nella scomparsa di Emanuela Orlandi, episodio mai chiarito che si ritiene legato all’attentato a Giovanni Paolo II, del quale si continua a discutere.
Inoltre, la banda ebbe rapporti con l’estrema destra italiana degli anni di piombo rappresentata dai Nuclei Armati Rivoluzionari dei quali facevano parte i fratelli Fioravanti e Francesca Mambro, accusati di essere gli autori materiali della strage della stazione di Bologna.
I contatti con i NAR e soprattutto quelli con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, furono organizzati con l’intermediazione di Aldo Semerari, noto criminologo che falsificò innumerevoli perizie per omicidi a carico dei componenti della banda, che fu trovato decapitato nel 1982 a Ottaviano probabilmente a causa di medesimi accordi presi con gli antagonisti alla NCO.
I due capi storici, Giuseppucci e De Pedis, furono uccisi a Roma da esponenti di una banda rivale; la particolarità che testimonia i rapporti con il Vaticano riguarda la sepoltura di De Pedis, fino a quel momento concessa solo ad alti prelati, avvenuta nella Basilica di Sant’Apollinare.

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