Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno (Art. 575 CPP).
Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni (Art. 579 CPP).
La lesione personale è grave, e si applica la reclusione da tre a sette anni (Art. 583 CPP).
Quante volte ci è capitato di leggere qualcuna delle centinaia di leggi, regolamenti, codici, D.Lgs, DPR, RR, RS, ecc., e quante volte ci siamo detti, ma chi decide se il minimo o il massimo e in base a cosa?
Ma quale delitto è più grave di un altro?
Chi decide è un giudice, in base a cosa… un normale cittadino non sa.
E’ in base a queste “alternative” che un giudice può trattenere o rilasciare un criminale.
Ed è sulla base di altre migliaia di cavilli, sapientemente combinati con articoli e commi, leggi e sentenze, che il peso di una condanna può variare anche molto sostanzialmente.
Prendiamo, ad esempio, qualche recente ma eclatante sentenza: Le responsabilità del crollo della scuola di San Giuliano. In primo grado una giudice (alla quale per arroganza e incompetenza non farei neanche fare le pulizie nel mio studio), senza distinzioni, assolve tutti passando una spugna sulla morte di tutti quei bambini e insegnanti. In secondo grado, un altro giudice, condanna, con le dovute distinzioni, i responsabili che per negligenza professionale avevano chiaramente messo in crisi la struttura della scuola. La lotteria del terzo grado, perché di questo si tratterà, stabilirà se qualcuno pagherà per quelle morti oppure sarà stata pura fatalità.
In altre, più recenti, come l’omicidio Sandri, il giovane laziale ucciso da una pallottola esplosa da un poliziotto in vena di tiro al bersaglio, o il giovane di colore ammazzato a sprangate per avere rubato una merendina, proprio non si riesce a trovare la congruenza tra le sentenze. E’ più colpevole un poliziotto, che riveste precise responsabilità e nelle cui mani sono affidate, oltre ad un’arma, le vite dei cittadini, o un paio di teste calde in preda ad un raptus omicida?
Non vorrei esprimermi con un ovvio giudizio ma, nella massima gravità di entrambi gli assassinii, mentre il secondo rientra nella “normale” casistica di violenza di cui ci riferisce, quotidianamente, la cronaca delle nostre pericolosissime città, il primo è qualcosa di diverso. E’ una deformazione. E’ la “normale” casistica di violenza di cui ci riferisce, quotidianamente, la cronaca delle nostre pericolosissime città, operata da un difensore della legalità, a cui è concesso portare un’arma e usarla, eventualmente, per difendersi o difenderci.
Secondo due tribunali della Repubblica Italiana, i due omicidi sono di irrilevante importanza, tali da non meritare condanne esemplari. Due omicidi come questi, che in una democrazia funzionante, come quella americana, sarebbero stati puniti con l’ergastolo, in Italia sono considerati poco più che una rapina. Meno di una lesione personale.
Ai giudici è concessa troppa discrezionalità. Fin’ora la politica è stata complice degli “affari legali”, oggi è in atto un braccio di ferro che sicuramente non porterà alcun giovamento per il cittadino.
Solo alcune amare considerazioni a margine.
Le dichiarazioni dei legali di Spaccarotella: “il dito (di un poliziotto a gambe divaricate, braccia tese in avanti, e mani che stringono una pistola), involontariamente, ha premuto il grilletto. Faremo appello perché la pena sia ridotta o annullata”.
Gravissime, irresponsabili, le dichiarazioni di Spaccarotella: “sono contento che la sentenza abbia riconosciuto l’involontarietà… e di poter rientrare in servizio… non ho niente da dire alla famiglia Sandri…”.
Due anni fa, in seguito di una mia denuncia contro un poliziotto che per un posto auto davanti alla Questura Dante mi aveva tagliato due gomme con un coltello, il Commissario incaricato alle indagini mi disse che tra le file della Polizia vi sono uomini eroici e mele marce. Gli risposi che ero un “tifoso” della polizia e orgoglioso, come cittadino italiano, di quella eroicità. Naturalmente, nonostante la presenza di telecamere, la descrizione dell’”eroe” e della sua auto, non se ne fece niente. A distanza di tempo, ho capito che mi è andata bene.
GF