Sto leggendo il libro scritto dal mio amico Gianluca Di Vito “La misura è un’opinione” (Libria – Melfi – 2009).
Raccoglie riflessioni sulla natura del pensiero dell’architetto e sul ruolo dell’architettura intesa come “viaggio dalla materia alla luce, nel tempo”. Mi interessava una sua chiave di lettura e con la scusa di ringraziarlo per la bella dedica gliel’ho chiesta. L’arguto pensatore mi dice, parafrasando una ironica dichiarazione del giornalista nel film “Il grande freddo”, di Lawrence Kasdan: Nino, il mio libro, scritto tra viaggi serali in pulman, vacanze estive e con il paziente supporto del comune Maestro e amico Sandro Raffone, è un insieme di scritti che si leggono, ognuno, durante una cagata media.
Dichiarazione alquanto surreale ma sdrammatizzante verso una lettura che, da chi non conosce il personaggio, può essere intrapresa con la relativa ritrosia di chi si appresta a ingoiare una pillola amara.
Scopri, leggendolo, che quello è proprio il giusto approccio per una lettura attenta alle sfumature ed al profondo senso della costruzione che gli articolati e complessi pensieri filosofici sottintendono.
Mi sembra il caso di mettere in evidenza un brano in particolare, tratto dal paragrafo “Calore rumoroso”, che segna riflessioni sulla modernità vista attraverso l’occhio di una persona sensibile.
Buona cagata!

GF

Riferito ai giornali: “Se vuoi raggiungere più pubblico devi mediocrizzare il contenuto ed accelerare il messaggio: il colore ha dato una gran mano. Il colore in tv è stato utilizzato per colpire, per rappresentare la verità in tempo reale, rendendola sempre credibile. Accendere la tv significa accedere alla rappresentazione della verità in forma di cronaca e la cronaca viene sbattuta in faccia in tutta la sua mediocrità, in modo che il messaggio raggiunga tutti, enfatizzando il ruolo democratico della tv, la tv si è imosta una democratizzazione autoreferenziale.
La pittura fin dalle origini ha riconosciuto la vita nel colore e lo sforzo dell’artista è sempre stato quello di rivelare i sentimenti, i valori e gli ideali nella solennità dell’iper-verità immaginata. Negli anni sessanta-settanta l’arte ha intuito l’inevitabile processo di mediocrizzazione del contenuto, dovuto alla tv, e lo ha anticipato elaborando il colore “rumoroso”.
Il cinema, quello ben ispirato, ha sostituito l’arte solenne e individuale dell’iper-verità colorata. Infatti, nella pittura contemporanea è abbastanza raro scoprire un’artista impegnato a dipingere un quadro nella solennità dell’iper-verità colorata, mentre il cinema si occupa sapientemente di rivelare i sentimenti nella combinazione silenziosa di magnifici quadri scorrevoli.
Il colore è l’intreccio delle combinazioni, è il dono artistico della vita umana. Le bambole (il film è Dolls) di Takeshi Kitano, smettono di parlare, smettono di appartenere al loro tempo ed entrano nel tempo infinito e ciclico delle stagioni. Il cinema per chi lo sa fare costituisce il canale non mediocre della comunicazione visiva. Solo questo”.