Nello scorso scritto ho pubblicato alcune riflessioni, supportate dalla cronaca dei fatti storici, sul giornalista Vittorio Feltri. Quelle di oggi, sempre supportate dai fatti, riguardano le modalità e l’etica di un certo giornalismo.
Innanzitutto, nei titoli di qualche giornale italiano, non vengono più riportati fatti o dichiarazioni di personaggi, ma avvertimenti; è il direttore che parla direttamente al suo interlocutore di turno.
“Guardalo, adesso fa anche l’offeso”, scrive, per esempio, Feltri rivolgendosi al Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Nuovo giornalismo quindi, d’accatto, del pettegolezzo, dell’abbattimento della persona e non della corretta informazione.
La minaccia come scoop da prima pagina.
Si, perché l’ultimo avvertimento a Fini, “comportati bene altrimenti è pronto un dossier a luci rosse su AN”, è una vera e propria minaccia non catalogabile tra le notizie.
Inutile richiamare l’etica, la moralità, sepolte sotto spessi strati di terreno. Ma lo faccio lo stesso nella convinzione che un gruppo di uomini può cambiare il mondo.
Etica professionale del giornalista vuole che se hai una notizia, vera, fondata, la devi dare. Pubblicare qualcosa a comando non è giornalismo, significa essere servi agli ordini del padrone. E in questo caso la situazione è quantomai chiara.
E’ la deriva più estrema della professione del giornalismo.
E’ la morte dell’informazione.
E’ addirittura possibile intravedere le finalità politiche che, attraverso una folta schiera di lacché, tendono, in questo caso, a isolare Fini, forse perché, come la Mafia, anche certi politici non dimenticano mai gli “sgarri” subiti, e sicuramente lo strappo dell’allora Presidente di AN (ricorderete le vicende dell’epoca del predellino di piazza San Babila, quando proprio da “Libero” Fini dichiarò: «Abbia pazienza. Il Cavaliere ha fatto tutto da sé. Ha messo in piedi i Circoli della libertà con la Brambilla. Poi ha creato il Partito della libertà senza neanche avvertire i suoi amici di Forza Italia, quindi ha distrutto la Cdl. Conclusi i giochi, a regole scritte – alla stesura delle quali non siamo stati chiamati a partecipare – dovremmo bussare alla sua porta col cappello in mano e la cenere sulla testa? Non siamo postulanti. I progetti si ideano insieme e si realizzano insieme, se si vuole andare lontano. Non ho nulla di cui scusarmi»), costerà a Fini l’isolamento con scippo del partito (tra i lacché si annoverano molti ex colonnelli di AN).
E’ lo Stato di un dittatore modello Ceausescu che pilota a piacimento stampa e televisioni, pubbliche e private, e che mentre abbraccia quei bambini che lo aspettano sul lettino di una casa appena consegnata in Abruzzo, gli toglie il presente e il futuro in esclusiva nazionale.

GFCeausescu