Pubblico una lettera aperta, inviatami da Antonella, sulla questione scuola, con alcune avvertenze e modalità d’uso.
l’insegnante che ha deciso di scrivere questa lettera, appassionata, carica di amore verso il suo lavoro, piena di responsabilità nei confronti della preparazione dei ragazzi, è encomiabile. Allo stesso modo con cui ammiro la sua dedizione, condanno fermamente l’assenza di professionalità (almeno quella dovrebbe essere richiesta nel minimo impegno a un docente), di altri insegnanti.
Forse nella scuola è diverso. Un’assenza si nota, se resti indietro col programma si vede, se trascuri i ragazzi e le lezioni tutti se ne accorgono, forse perché ci sono anche i genitori ancora vicini ai figli.
Posso garantirvi che nell’Università non è così.
L’istituzione, che dovrebbe essere la punta di diamante della cultura italiana, versa in condizioni disastrose. Si regge sull’apporto gratuito di “giovani” volenterosi perché i docenti, quelli affermati, sono spesso assenti. Si mantiene sul silenzio chiuso delle micro celle di potere che ciascun docente ha formato intorno a se e il suo corso, sempre più specialistico, sempre più intricato e sempre più lontano dalla realtà.
Professori che spacciano oggi come moderne, e parlo della Facoltà in cui insegno, cose che in Architettura rappresentavano il pensiero di trenta o quaranta anni fa. Docenti che insegnano la materia senza aver messo mai piede in un cantiere, il cui merito accademico è stato quello di avere seguito passo passo un “barone” dalla laurea al dottorato, alla “ricerca”.
Certe cose si sanno e si posso trasferire, solo se si fanno.
Ma i ministri, lo sappiamo, nel loro livore di sapore vagamente “Deandréista”, non mirano a loro, non stanno aggiustando il tiro nel merito o sullo svecchiamento delle Università, stanno facendo falcidie tra i precari, tra la linfa vitale.
Ho già avuto modo, su questo blog, di esporre la mia idea di Università moderna, all’americana per intenderci, dove i docenti vengono reclutati, per due o tre anni al massimo, tra i migliori Architetti sul campo, con strutture snelle che non hanno il tempo di radicarsi e incidere così spregiudicatamente sulla preparazione degli studenti. Ma su questo avrò modo di tornare.

GF

LETTERA APERTA AL MINISTRO BRUNETTA e, per conoscenza, al Ministro Gelmini.

Grazie, grazie e ancora grazie alla dott.ssa Maria Stella Gelmini e al dott.Brunetta!

Non avrei mai creduto di poter sentire tanta riconoscenza verso qualcuno così come mi sta accadendo adesso; sembra strano ma è proprio così. Sì, perché è proprio di fronte alla loro aggressione continua, assillante e decisa verso la scuola e soprattutto verso gli insegnanti che sto reagendo rapidamente come se si trattasse di una reazione chimica, una cartina di tornasole: tanto più nette e aspre sono le loro parole nei confronti di ogni singolo docente, tanto più vivace e sicura è la mia risposta in termini di autostima e di crescita del mio orgoglio professionale che credevo incerto, blando, assopito.

E invece le accuse taglienti, le affermazioni false e tendenziose, le offese stridenti e laceranti non fanno che consolidare, rafforzare, accrescere, rassicurare, aumentare, espandere la fierezza con cui io sento di svolgere il mio compito nella società.

Sostiene il Ministro della Funzione pubblica Brunetta che gli insegnanti sono “Fannulloni”: a chi si riferisce l’esimio Ministro con questo aggettivo? A quale insegnante? Faccia i nomi, fuori i Nomi! Venga a cercarne qualcuno nella scuola in cui io lavoro, venga a misurarne il tempo- lavoro qui; porti con sé un cronometro se proprio intende valutare il lavoro con una quantificazione in secondi, minuti, ore, giorni e notti, e sabati e domeniche e feste comandate!

Se il metro di giudizio è il tempo , allora il nostro rispettabile Ministro dovrà fermarsi nella nostra scuola molto di più delle 18 ore settimanali di cui ama parlare in Conferenza quando immagina ( ahimé, quale corta immaginazione !) che il tempo-lavoro di un insegnante sia solo quello frontale vissuto a contatto diretto ogni giorno con qualcosa come 80 o 140 studenti al giorno! ( spesso adolescenti in crisi, oltre che in sviluppo).

Crede forse che le lezioni vengano partorite lì, all’istante per partenogenesi dalla sapienza innata del docente? Eppure l’esimio Ministro anch’egli, si dice, sia Professore Illustre presso un’Università dello Stato

italiano: forse che il nostro beneamato Professore non prepara accuratamente la lezione per i suoi studenti universitari oppure devo credere che il suo ruolo di docente sia circoscritto alle 80 ore annuali previste dal contratto? E’ dotato forse il professore di una sapienza innata?

Sono interrogativi a cui io non posso dare una risposta certa, dal momento che non ho conoscenza diretta del suo caso e mai mi permetterei dunque di dedurre con un facile sillogismo che, siccome ogni professore universitario deve svolgere 80 ore annuali presso la sua facoltà, anche Brunetta lavori solamente 80 ore all’anno con uno stipendio a dir poco siderale, se calcolato in base all’impegno effettivo di cui qui si parla.

Bene. Mai io, per mia formazione, non ho l’abitudine di ragionare per deduzione, inferendo da una premessa falsa, conseguenze false con un ragionamento apparentemente esatto, senza cognizione dei fatti concreti, come è costume invece di Brunetta.

Io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io….., con un nome e cognome preciso, io insegnante della Scuola media superiore da 30 anni , io che ho superato numerosi Concorsi statali, io che ho 2 lauree, io che ho 1 specializzazione, io che ho insegnato a ragazzi del Nord, del Centro, del Sud Italia, a ragazzi straneri, io che ho frequentato innumerevoli corsi di aggiornamento, io che non mi stanco di leggere, di sapere, di osservare, di capire la realtà in cui vivono i miei studenti, IO sarei quella che non prepara le lezioni e non si aggiorna?

Quell’ora di lezione che svolgo con la mia classe il giovedì mattina dalle 8 alle 9 è il frutto di un lavoro di preparazione che ha richiesto studio dell’argomento ( settimane, mesi, anni, altro che minuti!), organizzazione del tempo e della scansione dell’attività in classe, previsione degli obiettivi minimi, massimi, di lungo periodo, preparazione della Verifica intermedia e finale, trovando di volta in volta, di anno in anno modalità, soluzioni, proposte diverse così come diverse sono le classi, così come diversi sono i problemi che di anno in anno si manifestano.

Crede Lei che approntare una verifica di Letteratura, di Storia, di Scienze, di Francese, di Matematica sia un gesto rapido e meccanico come accendere una sigaretta o soffiarsi il naso?

E sto parlando solamente della prima ora di lezione a cui segue la seconda ora, la terza e la quarta ora, e la quinta e poi ancora la sesta e tutte quante con diverse esigenze e con diversa organizzazione.

Tutto questo giusto per aggiornare le sue idee su come un docente medio, con una motivazione media, con una preparazione media, con un senso di responsabilità medio, con una classe media come la mia, si comporta normalmente nel corso di una mattina media, solo per quanto riguarda il tempo scandito dall’orologio, o dalla sua clessidra, se preferisce un metodo moderno, lei che dà prova di essere così aggiornato circa il nostro mestiere. Ecco sì perché il nostro è un ‘mestiere’ e di questo sono oltremodo fiera: non una di quelle attività che ci si inventa all’istante, come, ad esempio, fare il Ministro dell’istruzione o della Funzione Pubblica! Si tratta di un mestiere vivo, che ha a che fare con persone vivissime, dei ragazzi e delle ragazze, con materie vive e in continua evoluzione, come le scienze, la letteratura, la storia, e che dunque richiedono viva attenzione e grande disponibilità personale.

Ma non intendo uscire fuori dal tracciato: si diceva il tempo-lavoro. Quello che qui brevemente ho disegnato è solo quel tempo misurabile quantitativamente, perché c’è poi una qualità del tempo del nostro mestiere che non è descrivibile numericamente, ma è comprensibile per profondità e intensità del coinvolgimento psicologico ed emotivo, sia rispetto alle problematiche degli studenti, sia rispetto alle relazioni con le famiglie, sia rispetto alle molteplici relazioni con gli enti locali e i servizi sociali, sia con altre strutture formative del territorio. Non vorrei tuttavia mettere a dura prova la capacità di concentrazione del nostro Ministro richiedendoGli di prestare attenzione anche ad un tempo non misurabile : probabilmente si tratta di una dimensione difficile da comprendere per un professionista abituato soprattutto a occuparsi di numeri, da verificare o da dare!

L’assenteismo! Ah, ecco qui un altro problema immenso che grava come un macigno sulle spalle del docente, e che appesantisce oltremodo, a detta dell’Illustrissimo, il Bilancio dello Stato così amorevolmente amministrato! Gli insegnanti e le insegnanti amano assentarsi dal lavoro spesso e volentieri , insomma sarebbero dei mangiapane a tradimento! Venga, venga pure a trovarci qui nella nostra scuola, Professor Brunetta, venga, venga pure a verificare il tasso di assenteismo dei docenti i quali, secondo lei, adorano restare a casa! Forse , però, lei non sa che per i docenti è cosa gravosissima assentarsi da scuola in quanto tutte le attività restano in sospeso in mancanza di supplenti almeno per 15 giorni: ciò significa il programma da recuperare in tempi stringati, le verifiche non svolte, gli impegni non soddisfatti, il dialogo interrotto con quello studente che giusto ha bisogno di parlare e di trovare la strada per migliorare il suo rendimento, per risolvere i suoi problemi! Non si sta a casa affatto volentieri pensando a tutto il lavoro in sospeso e, anzi, è frequente che l’insegnante decida di venire in classe anche influenzato, anche con la febbre, anche con dei malanni ( frequenti, visto che mediamente siamo più che cinquantenni), anche quando la tensione interiore aumenta per l’ansia di non preparare adeguatamente gli studenti per l’esame di Stato, un’ansia crescente non tanto per l’esame in sé, quanto per seguire il più possibile gli studenti alle soglie di un momento importante, se non addirittura decisivo per le loro scelte di vita!

E lei e la sua Illustre collega Gelmini vorreste umiliarmi con le Vostre esternazioni, con i Vostri calcoli, con i Vostri grafici?

Tutto il contrario! Nel momento stesso in cui mi soffermo a disegnarle questo brevissimo, appena abbozzato quadro della nostra attività , sento quanto importante sia il mestiere che io Ripanti, io Debbia, io Costantini, io semplicemente INSEGNANTE, svolgo nella mia scuola, nella mia città, nel mio Paese. Sto parlando, Illustrissimo, di un tempo-lavoro centrale nella vita di una comunità, di un tempo-lavoro cruciale per la valorizzazione di cittadini e persone,di un tempo-lavoro strategico per lo sviluppo economico, di un tempo-lavoro prezioso per la convivenza sociale.

Dunque, ecco che mentre sto raccogliendo queste poche idee, cresce la mia autostima per l’attività che sto svolgendo, provo la soddisfazione di impegnarmi al di là del calcolo da bottegai di minuti, secondi, ore.., avverto il piacere immenso di rivedere uno studente che prosegue fiducioso i suoi studi dopo il Diploma; perciò, a dispetto dell’immagine arcaica e caricaturale con cui ci state, mi state infangando presso l’opinione pubblica nazionale, sento aumentare in me l’ORGOGLIO per la mia professione!

Ma forse Lei e la sua collega pensavate ad altri tempi, ad un’altra epoca, ad un altro tipo di lavoro. Niente paura: ci siamo e ci saremo sempre noi insegnanti, qui, in questo
momento, a scuola, nelle nostre città, nel nostro Paese, in ogni occasione utile, per ripetere a voce alta, Altissima, a testa alta, Altissima, questa lezione, perché si sa…,d’altronde, che neanche un Ministro può vivere nell’ignoranza!

Susanna Marina Ripanti, prof. di Lettere di Scuola Media Superiore
maggio 2009

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