«Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l’annullamento del contratto»
Ce n’é voluto per insinuare il dubbio nella testa di Scajola e costringerlo a rovistare tra le carte e la sua distratta memoria!
L’architetto (che sadda fà pè campà…) Zampolini (come può non evocare letture di giovanissima memoria) che ha dichiarato di aver versato, per conto di Anemone, ottanta assegni del costruttore agli arresti da qualche mese, alle venditrici appartenenti alla Roma bene; le stesse che dichiarano di averli ricevuti davanti a rappresentanti della Deutsche Bank e un notaio.
Mancavano solo Mannheimer e Bruno Vespa.
Una tangente certificata ISO 9002 ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 246/2000 e successive modifiche e integrazioni (scusate, sto studiando per un concorso…), ma lui non ricorda. Forse non sarà l’unico episodio. Vattelapesca mò.
E’ questa l’aria che i nostri rappresentanti di governo ci costringe a respirare. Debole sotto tutti i punti di vista, la casta delle meraviglie, che non finirà mai di stupirci, quei poveretti “costretti a stare per un’intera settimana a Roma lontani dalle famiglie e per questo si rifugiano tra le gambe di giovani ragazze a pagamento (quando non si trastullano con quello che da queste vi può, occasionalmente, aggettare) annebbiati e galvanizzati da certe miracolose polveri (liberamente estratto dal discorso difensivo del noto statista UDC Cesa all’indomani della vicenda Mele)”, elargisce al popolo (che in massa continuerà a votarla perché ipnotizzato dal pifferaio magico) sovrano (e qui mi inorgoglisco inebetito).

Eppure, anche nel peggiore oscurantismo etico che si ricordi, può succedere che insospettabili personaggi possano riconciliarti con il mondo esterno.
Tra la grande sponsorizzazione sindonica, che tira troppo per tenere in debito conto che quattro prestigiosi istituti scientifici quali il laboratorio di Rochester (New York), l’Università di Oxford in Gran Bretagna, l’Università di Tucson in Arizona (Stati Uniti) e l’Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo, abbiano datato la reliquia, unanimemente, tra il 1260 e il 1390, è ancora possibile rintracciare la miracolosa ironia dei tifosi della Lazio. Largamente e pesantemente bistrattati dagli scajoli del giornalismo italiano, sportivo e non.
“Scansamose” è una allegoria filosofica applicata a una partita di pallone che non si vedeva dall’epoca dei grandi saggi napoletani “Giulietta è na zoccola” o “Callalo sei un glande (firmato Napoli club Pechino)”!
L’“Oh nooooo” laziale al gol di Samuel, quale sprazzo di pura poesia regalata a uno sport ingessato da benpensanti e opinionisti d’accatto che non capirà mai che, in fondo, si sta solo giocando e lo sfottò ne è il sale.
Ma che c’entra tutto questo con quello che voglio dire nella mia personale lettera aperta al mio amico Scaramuzzi? C’entra! Di striscio e attraverso i contorti e suggestionabili percorsi di una mente insana.
Il legame è il cosiddetto “bene rifugio” di scajoliana estrazione (guarda un po’ il risvolto positivo nel letame…).
Un amico ritrovato è l’unico “bene rifugio” legittimo in epoche nelle quali impera lo scajolismo. Nelle quali pseudo-veline trovano rifugio nelle volatili attrazioni del momento nelle quali si specchiano vanitose passando, a seconda della moda, dal calciatore, al velista, all’intellettuale.
E poi, voglio dire, anche lui è un velista, mica bruscolini, e questa foto, presa dalla sua barca, lo dimostra! Tié.

GF