Raramente leggo romanzi. Non so se è colpa del mio spiccato senso per la privacy oppure della scarsa propensione ad interessarmi delle elucubrazioni, più o meno valide, scaturite dalla mente di scrittori più o meno ispirati.
Era accaduto per “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman, una storia d’amore basata su una serie impressionante di lettere, quasi antesignana delle moderne e-mail, ma nonostante la cosa non mi fosse molto dispiaciuta, non ho mai terminato di leggerla.
Sono tornato a leggerne uno e sto, addirittura, iniziandone un altro proprio in questi giorni. Sarà la voglia inconscia di astrarmi dal lavoro e dall’impegno sociale che ho deciso di assumermi.
Il primo è “Tre camere a Manhattan” di George Simenon, del quale non sono rimasto entusiasta nonostante la celebrità dell’autore. E’ un breve romanzo ambientato in un Greenwich village degli anni ‘40, che narra l’incontro tra un uomo e una donna tra vorticose camminate lungo la Fifth avenue e veloci immersioni in fumosi e tristi bar. Ne descrive la passione che si scatena già dalla prima sera insieme e lintollerabilità del distacco pur se praticamente sconosciuti.
In particolare non mi sono piaciute le descrizioni degli ambienti e dei personaggi: “la spietata luce del giorno” e il sarto cinese della finestra di fronte, mi sono sembrati allo stesso tempo luogo comune e inutile leziosità, come il tradimento, fatto passare come trascendentale passaggio tra l’inconsapevolezza e la presa di coscienza dell’unicità di una relazione che poteva sembrare altrimenti “ovvia” data la disperata solitudine dei due protagonisti.
Sarabbe interessante conoscere il punto di vista di qualcuno di voi che l’avesse letto magari in tempi meno recenti.
La storia che ho appena iniziato al leggere riguarda più da vicino il mio mondo di architetto e il fascino di uno dei suoi più famosi protagonisti. “Mio amato Frank”, di Nancy Horan, racconta uno degli amori più travolgenti e tragici della storia, quello tra Mamah Cheney e Frank Lloyd Wright.
Mi sono sempre rifiutato di entrare nella nota vita privata di Wright a causa dell’insano esercizio di contrappunto attuato da studiosi e biografi dell’architettura, i quali, alla celebrazione delle sue opere hanno sempre affiancato una sorta di commiserazione bigotta dell’uomo.
Spero di ritrovare in questo romanzo la descrizione dell’umana debolezza di un uomo totalmente incapace nella gestione dei rapporti con le persone, siano amici, mogli o figli, in eterno contrasto con l’irraggiungibile genialità del suo lavoro.Mio amato Frank