Tante volte abbiamo visto sorgere e tramontare il sole, ma quante volte ci siamo chiesti il perché di tanta regolarità. Il ciclo del sole dura un anno, o meglio, un anno dura quanto un ciclo completo del sole. Si, perché dovremmo abituarci a dare il giusto significato alle parole e alle loro combinazioni significanti che sono le frasi compiute.
Oggi, con l’aiuto della scienza e del computer, conosciamo tutto sulle meccaniche celesti e sui movimenti dei corpi, almeno di quelli che ci riguardano più da vicino, i cui effetti influenzano la vita che scorre, in apparenza, indipendente.
Ma queste traiettorie sono note dal passato più remoto. L’uomo, attraverso strumenti semplici, ha imparato la scansione del tempo, del giorno e della notte, delle stagioni.
Ad esclusione di soli due soli giorni dell’anno, gli Equinozi, quando la durata del giorno è pari a quella della notte, nei restanti 363 la presenza del sole si dilata o si comprime, variando la sua posizione sulla volta celeste.
Col nostro modo di vivere, conseguenziale e non più cognitivo, ci basta conoscere data e ora per scandire ritmicamente le giornate, il lavoro, le relazioni, mentre il sole e la luna volano indifferentemente sulle nostre teste. Sarebbe diverso, per esempio, se insieme alla compressione della luce solare ci fosse una compressione relativa delle ore; era quello che facevano i sacerdoti medievali per la sequenza quotidiana dei momenti di preghiera, che dovevano svolgersi alla presenza del sole.
Laudes, Prima, Tertia, Sexta, Nona, Vesperae e Completorium, venivano recitate a distanze differenti, seguendo i raggi del sole che, filtrando attraverso i fori dei luoghi di preghiera, si posavano sulle loro strutture. Per un religioso quel luogo di preghiera è una chiesa, per un laico un microcosmo per catturare l’elemento misuratore del tempo; le mura di una cattedrale divengono elementi di chiusura di uno spazio allineato e scandito secondo le linee reali dei raggi del sole in quel luogo preciso della Terra.
E’ importante quel giorno durante il quale il sole raggiunge la massima inclinazione rispetto all’orizzonte, senz’altro diverso da tutti gli altri. Nella Cattedrale di Bari il saluto a quel giorno speciale, l’omaggio a quella eccezionalità, è l’accoglienza di quei raggi sul rosone disegnato sul pavimento della navata centrale, in attesa da secoli di un miracolo laico che puntualmente si rinnova in un luogo che per questo è da considerarsi sacro.
