Prendo spunto da un articolo di ieri di quell’antipatico, arrogante e juventino di Giampiero Mughini (e sottolineo questa scelta perché MAI a guidarci nelle opinioni deve essere la prevenzione verso qualcuno), a proposito della vicenda veline che vede coinvolto in prima persona il Presidente del Consiglio.
A questo proposito, pronostico una veloce ascesa alla gloria mediatica dell’imprenditore barese, procacciatore di figa, specie se questi finirà per qualche tempo agli arresti. Vedremo.
Mughini sostiene, e ci voleva lui, che i telegiornali di RAI1, RAI2 e Canale 5, e cioé le maggiori testate televisive italiane, non riportano le incheste in corso a Bari.
“Evidentemente i direttori dei telegiornali non sono dei giornalisti, lo dico senza alcuna iattanza. Fanno un altro mestiere, un mestiere che sta all’incrocio dei poteri moderni e a bilanciare i poteri moderni”.
Sarà l’invidia professionale nei confronti del collega Minzolini, il nuovo direttore di RAI1, che Mughini dice di conoscere dai tempi di “Panorama”, a fargli raccontare di come questo giornalista fosse un vero segugio di notizie come quelle che adesso oscura senza fare una piega. Ma siamo sicuri che lo stesso Mughini, se nominato da Berlusconi direttore del TG1, non farebbe lo stesso?
Credo proprio di si, anche se esistono, ne ho le prove, giornalisti che rinunciano alle nomine del potere politico per continuare ad essere liberi di esprimere le proprie idee.
La rinuncia alla Presidenza RAI da parte di Ferruccio De Bortoli, avrebbe dovuto essere da pubblico encomio e onoreficienza del Presidente della Repubblica, anziché finire nel dimenticatoio della storia di questa nazione. De Bortoli, che in un primo momento aveva accettato la nomina, vi ha successivamente rinunciato sicuramente sulla base di imposizioni partitiche; compromesso, invece, certamente accettato da tutti i fantocci che attualmente rivestono cariche così importanti come l’informazione corretta ai cittadini.
Posizioni come questa, che è la stessa assunta dall’allora direttore del “Giornale”, Indro Montanelli, diventano una rarità in una categoria professionale che ha appreso l’etica presso le stesse scuole frequentate dai politici.
Col senno di poi, avrei voluto avere anch’io dei genitori in grado, per posizione sociale o per furbizia, di iscrivermi a quelle scuole, dove si formano le classi dirigenti future e dove si insegna la morale del più forte; avrei fatto carriera “nelle poste o nelle ferrovie” (o semplicemente nel Comune) e avrei saputo dare il giusto peso alle patrie galere, oggi divenute Forche Caudine per la celebrità, commettendo le più ignobili malefatte nella certezza della gloria assicurata per me e per i miei cari.
GF