Provo un senso di gratitudine e di conforto nei confronti delle persone che sono capaci di fermarsi a pensare e poi trasmettono il loro pensiero, con una forma di amore, verso il prossimo.
Prendo spunto dall’editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica di domenica scorsa, per scrivere qualcosa su un argomento scomodo, del quale ci si vergogna a parlarne, che si evita finché è possibile.
La morte.
Mi è capitato di sfiorare il tema in occasione delle riflessioni sulle due cappelle gentilizie che ho disegnato, ma si era trattato di pensieri “tecnici” legati e finalizzati alla forma degli oggetti direttamente originata da una filosofia geometrica. Il filtro era la matematica. Distrae.
Qui si tratta di qualcosa di più intimo e non finalizzato. Che non sconvolge il progetto naturale, non divino, delle cose ma anzi ne foraggia la teoria.
Inutile nasconderlo, viene da fare gli scongiuri e cambiare discorso, ma è dentro i pensieri quotidiani di ciascuno di noi, non perché si è più o meno predisposti a vedere il classico bicchiere mezzo vuoto, ma perché fa parte della vita. Inutile eluderla.
Dice Scalfari, citando il Qoelet (il libro sapienziale della Bibbia collocato nella Bibbia ebraica), bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell’epoca sua portavano il falcone sulla spalla, per abituare se stessi e l’uccello cacciatore a vivere insieme e prendere dimestichezza l’uno dell’altro.
La confidenza e addirittura l’amicizia che con il tempo si instaura, lo testimoniana Socrate proprio mentre sente il gelo della cicuta che gli sale dalle gambe al cuore, che da giovani ci sconvolge, è la scelta a cui dobbiamo arrenderci.
Con la vecchiaia ci si allontana dal mondo e lo si vede più distintamente. Sembra incredibile ma, come diceva Goethe in una splendida metafora, la vista migliora con la lontananza.
Chi non crede in un altro mondo sa che in quel certo momento tutto si concluderà e sa che la vita è priva di senso se il senso consiste nell’avere un fine che sorpassa il nostro transito terreno. Siamo forme che la natura incessantemente crea e disfa per far posto ad altre. Senza alcun disegno che non sia la vita.
GF
A me sta benissimo l’affare della forma che la natura crea e disfa per far posto ad altre. E’ molto vero che si tratta di un argomento “scomodo”; io stessa lamento spesso ai miei coetanei il fatto che non mi consentono di parlare della Morte, perchè viene fuori il ” Eh, ma cosa stai a pensare” oppure “Ma sei giovane!” o ancora “Goditi la vita”…eh..Certo, non è una regola, qualcuno di molto prezioso mi ha concesso di poterne parlare. Non capisco in che chiave sia volta la sua riflessione sulla Morte, pero’. Certo che progettare fisicamente un luogo che conservi, secondo la cristianità, le spoglie di un morto, è qualcosa di estremamanete affascinante: si puo’ pensare ad ogni sorta di scongiuro o miscredenza sul dopo, ma i Cimiteri e le Cappelle hanno un nonsochè di spirituale che non vuol dire religioso. Ho tempo fa, grazie ad un amico, visitato il Monumentale di Milano perchè volevo vedere la Tomba di un Pianista chiamato Vladimir Horowitz. In quell’occasione mi sono “divertita” -per come si puo’ fare in un Cimitero- a registrare i suoni e i rumori (ma decisamente erano suoni) per qualche minuto, di passi, pianti, respiri, fontane: tutte attività gravanti attorno ad un luogo di “riposo”, come ci piace pensarlo. Tecnicamente non credo si riposi, siamo noi che ne percepiamo il silenzio rispetto alle bolge esterne. [Se vuole le passo l’mp3 di quei suoni]
L’occasione solleva, dico, quella di parlare di Morte. embra un ossimoro ma tant’è. Ad oggi non capisco per quale ragione sia sempre un argomento tabu’. Eppure, personalmente, il pensiero di essa e la realizzazione che posso anche egoisticamente deciderne e disporne su di me (fino a che mi è concesso pensare ad un concetto tanto lussuoso, in quest’epoca, lo so) è uno dei pochi pensieri -ma non il solo- che mi fa alzare al mattino.
Le Morti ottocentesche sarebbero degne di nota. Un giorno (?) le studiero’ tutte: pittori, scultori, letterati, musicisti, filosofi, storici..
Buon week end.
E’ novembre, l’età, il ricordo, costante, del mio caro zio/amico, uno stato d’animo, pensieri cupi alternati. Tante le chiavi di lettura di queste riflessioni intime sul mio “diario (pubblico)”, oltre a quella usata per le sepolture laiche che ho progettato.
Ma, in questo caso, quelli che ho chiamato “pensieri tecnici”, riferiti alla natura, dato che ritengo non ci sia nessun nesso tra morte e religione, e alla sua organizzazione ciclica, non centrano, anche se costituiscono il risvolto utilitaristico di una riflessione profonda. Se per utilità si intende andarsi a infilare in discorsi che per la stragrande maggioranza delle persone (non vorrei nominare gli architetti) possono essere solo inutili complicazioni che nulla aggiungono o tolgono al risultato finale.
Nel mio caso l’utilità è immateriale; “può essere utile a noi stessi e a tutte le persone consapevoli meditare insieme su un tema così presente alla coscienza. La morte, diceva Montaigne, con il suo sobrio linguaggio, è il fatto più rimarchevole della nostra vita”.
Bisogna pregare, direi se fossi religioso o se sapessi a chi rivolgermi. Bisogna pensare, dico, invece. Pur nella consapevolezza che non porti a niente se non, e non è poco, a farci sentire meno soli nell’angoscia.
Buona giornata a te.
GF
E’ novembre, l’età, il ricordo, costante, del mio caro zio/amico, uno stato d’animo, pensieri cupi alternati. Tante le chiavi di lettura di queste riflessioni intime sul mio “diario (pubblico)”, oltre a quella usata per le sepolture laiche che ho progettato.
Ma, in questo caso, quelli che ho chiamato “pensieri tecnici”, riferiti alla natura, dato che ritengo non ci sia nessun nesso tra morte e religione, e alla sua organizzazione ciclica, non centrano, anche se costituiscono il risvolto utilitaristico di una riflessione profonda. Se per utilità si intende andarsi a infilare in discorsi che per la stragrande maggioranza delle persone (non vorrei nominare gli architetti) possono essere solo inutili complicazioni che nulla aggiungono o tolgono al risultato finale.
Nel mio caso l’utilità è immateriale; “può essere utile a noi stessi e a tutte le persone consapevoli meditare insieme su un tema così presente alla coscienza. La morte, diceva Montaigne, con il suo sobrio linguaggio, è il fatto più rimarchevole della nostra vita”.
Bisogna pregare, direi se fossi religioso o se sapessi a chi rivolgermi. Bisogna pensare, dico, invece. Pur nella consapevolezza che non porti a niente se non, e non è poco, a farci sentire meno soli nell’angoscia.
Buona giornata a te.
GF