Da qualche giorno sto pubblicando sul blog alcuni articoli a firma Sandro Raffone.
Sandro Raffone è docente ordinario di Composizione Architettonica presso la Facoltà di Architettura di Napoli “Federico II”, ed è il mio maestro.
L’ho conosciuto durante il primo anno da studente nell’Ateneo napoletano (dopo l’anno da matricola trascorso a Milano), nell’ormai lontano 1984, quando era assistente del Prof. Nicola Pagliara, in occasione del mio primo esame di Progettazione (l’allora Composizione I).
L’incontro fu burrascoso. Il “temuto” Raffone (la iena – in termini fantozzeschi) era noto come il più tosto dei collaboratori di Pagliara e teneva le correzioni dei temi, intorno a un tavolo, ad un gruppo di cinque massimo sei studenti. Non ero abituato ai suoi metodi, nessuno lo era, e alla prima correzione fui letteralmente invitato, ricordo ancora distintamente le urla, ad abbandonare il gruppo se non la città.
Demoralizzato, portai a termine il lavoro per l’esame che precedeva (Teoria e Tecnica della Progettazione), con il Prof. Francesco Bruno, ex assistente di Pagliara e suo amico quando, in sede d’esame, molto casualmente in quanto non vi aveva mai partecipato, lo ritrovai in commissione.
Fu, quella che si prefigurava come una atroce disfatta, l’occasione che mi permise di scavare una breccia in quella che mi sembrava una cortina invalicabile ed impenetrabile; il sergente di ferro con la pipa partecipò compiaciuto a quel mio primo trenta e lode e mi invitò a tornare a correzione da lui!
Da allora il mio rapporto con quell’uomo è stato un crescendo di apprendimenti e soddisfazioni. Feci con lui tutti gli esami di progettazione e quando gli proposi il tema della tesi, vidi di fronte a me una persona emozionata come un bambino per il fascino di un racconto che era la fusione della mia storica passione per la musica e la liuteria e l’architettura, attraverso la magnifica suggestione della Sezione Aurea della quale le due discipline sono intrise.
Lo devo a lui se oggi, io che non ho genitori, zii o parenti né professori, né direttori o presidenti di alcunché, insegno a contratto in quella stessa Università.
Ci scherziamo molto su questa cosa; mi sfotte e vuole che lo chiami “barone”! Ce lo possiamo permettere vista l’assoluta assenza di discendenze o nepotismi di cui sono piene, invece, le università italiane.
Non scherzava, anzi era stramaledettamente serio, quando, dopo la laurea, decise che dovevamo darci del tu, a sancire un profondo distacco tra noi, il proselitismo e le scie di portaborse e lacché che formano nugoli intorno ai veri baroni che hanno portato alla rovina le nostre facoltà.
Da allora mi pregio di essere solo suo amico.
GF
Io per mia “fortuna” non ho avuto la possibilità di conoscere il “sergente di ferro” vestito da accademico, ma (tu hai dovuto fare il percorso della necessaria penitenza che anche io ho fatto nella stessa facoltà) ho conosciuto il Professore nel mondo reale del fare architettura, e mi è sempre piaciuto chimarlo con il suo nome accademico. anche perchè io a differenza tua non ho avuto la possibilità di sceglierlo come professore essendo stato un’incontro “professionale”.in quel breve tempo comunque mi ha trasmesso il pensiero del fare architettura attraverso i segni, e la cocciutaggine del ricercare gli elementi che sono meno visibili,facendo cosi maturare in me l’idea della ricerca dell’apparente.Nel frattempo continuo a disegnare bandierine e spero in prossimo futuro di avere idee più precise su pianeti et su progetto
ciao romano landi
Io per mia “fortuna” non ho avuto la possibilità di conoscere il “sergente di ferro” vestito da accademico, ma (tu hai dovuto fare il percorso della necessaria penitenza che anche io ho fatto nella stessa facoltà) ho conosciuto il Professore nel mondo reale del fare architettura, e mi è sempre piaciuto chimarlo con il suo nome accademico. anche perchè io a differenza tua non ho avuto la possibilità di sceglierlo come professore essendo stato un’incontro “professionale”.in quel breve tempo comunque mi ha trasmesso il pensiero del fare architettura attraverso i segni, e la cocciutaggine del ricercare gli elementi che sono meno visibili,facendo cosi maturare in me l’idea della ricerca dell’apparente.Nel frattempo continuo a disegnare bandierine e spero in prossimo futuro di avere idee più precise su pianeti et su progetto
ciao romano landi
sergente di ferro? no, è un Raffone, grande e mitica famiglia
walter (per metà un Raffone)
sergente di ferro? no, è un Raffone, grande e mitica famiglia
walter (per metà un Raffone)
Il mitico Sandro Raffone 🙂
Io l’ho conosciuto tramite i miei amici che seguirono con lui il primo esame di composizione, mentre io, per assegnazione di corsi tramite lettera del cognome, feci lo stesso esame ma in maniera molto più arida con un altro docente. Da allora, seppure in maniera indiretta, me ne sono innamorata e l’ho seguito fin quando ho potuto, riuscendo a sostenere con lui l’esame di composizione del terzo anno. Avrei dovuto laurearmi con lui, ma per varie vicissitudini non è stato possibile.
E di te mi ricordo perché lui ne ha sempre parlato durante le lezioni…. non sono sicura, ma forse eri anche presente quando siamo andati in gita a Castel del monte, i primi anni zero.
Da un lato ti invidio, perché so cosa vuol dire lavorare con lui, fare e credere nell’architettura, visto che purtroppo le mie esperienze lavorative in quel di milano non mi danno alcuna gratificazione, ma solo mortificazioni 🙁
Saluti affettuosi da una ex allieva del “maestro” 🙂
Il mitico Sandro Raffone 🙂
Io l’ho conosciuto tramite i miei amici che seguirono con lui il primo esame di composizione, mentre io, per assegnazione di corsi tramite lettera del cognome, feci lo stesso esame ma in maniera molto più arida con un altro docente. Da allora, seppure in maniera indiretta, me ne sono innamorata e l’ho seguito fin quando ho potuto, riuscendo a sostenere con lui l’esame di composizione del terzo anno. Avrei dovuto laurearmi con lui, ma per varie vicissitudini non è stato possibile.
E di te mi ricordo perché lui ne ha sempre parlato durante le lezioni…. non sono sicura, ma forse eri anche presente quando siamo andati in gita a Castel del monte, i primi anni zero.
Da un lato ti invidio, perché so cosa vuol dire lavorare con lui, fare e credere nell’architettura, visto che purtroppo le mie esperienze lavorative in quel di milano non mi danno alcuna gratificazione, ma solo mortificazioni 🙁
Saluti affettuosi da una ex allieva del “maestro” 🙂
ERA ORA DI PRANZO.. SU AL VOMERO DOVE ABITAVA.. SANDRO VOLEVA PREPARARE UN COUS COUS.. CARNE MACINATA.. FAGIOLI.. AROMI.. UNA RICETTA AFRICANA.. CI AVVICINAMMO AI FORNELLI.. TIC TIC.. MA LA FIAMMA NON APPARIVA.. CHE FARE.. SGOMENTO SANDRO BOCCHEGGIAVA DALLA FAME.. ERA IL 1972 CREDO.. PRESI UN FILI O DI RAME E UN AGO E SMONTAI L EROGATORE.. ARRIVAI ALL UGELLO CHE SBLOCCAI COL FILO DI RAME E AGO… LA FIAMMA APPARVE… PRANZO CON VINO.. OTTIMO.. DA ALLORA SANDRO SI RICORDA SEMPRE DI QUESTA COSA…
ALTRE VOLTE ANDAVANO A CENA A PIAZZA DANTE CON PAGLIARA CON LA SUA ALFA ROMEO GT.. IL PROF. PAGLIARA NEL PARCHEGGIARE DAVA SEMPRE UNA BOTTICINA AL MARCIAPPIEDE CON LA COPPA DELL OLIO.!!.. CENA CON MOZZARELLA E FAGIOLI.. VINO ROSSO..
LE NOSTRE VITE INDIMENTICABILI.!!