“Respingimento” è uno dei termini di maggiore circolazione mediatica in questi giorni.
E’ riferito al dietro front che le autorità italiane stanno imponendo ai clandestini diretti verso il nostro paese in cerca di condizioni di vita migliori.
Non voglio cavalcare il classico buonismo, che il più delle volte coincide con l’irresponsabilità della sinistra, né, tantomeno, l’evidente repulsione verso lo straniero nero, sporco e possibilmente islamico, di certa politica.
La questione è seria è riguarda un intreccio tra il rispetto della legalità e dei diritti dell’uomo. Entrambi i concetti sono importanti e non deve essere trascurato l’uno in virtù dell’altro.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute e la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
In particolare l’art. 10 della Costituzione Italiana recita:
“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
E’ chiaro che nel mondo credo siano milioni le persone alle quali non è garantito l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana e quindi l’articolo non dovrebbe essere preso proprio alla lettera, altrimenti andremmo verso il collasso. Del resto i Padri fondatori della Costituzione non potevano prevedere, all’epoca, flussi migratori così massicci. Pensiamo ai cinesi, ai tibetani, al continente africano, ai palestinesi, ai cubani, tanto per citare le situazioni più note.
E’ una questione, cioé, di cui i cosiddetti paesi civili, industrializzati, dovrebbero farsi carico in sostituzione degli inutili e dispendiosi G8 e risolvere, o almeno tentare di farlo, la questione, a seconda della collocazione geografica dei migranti, attraverso interventi diretti e ben regolamentati.
Non bisogna mai essere prevenuti nei confronti di nessuno ed esercitare il proprio diritto/dovere al pensiero autonomo.
E’ in virtù di ciò che per una volta ci si può trovare in linea con quanto sta facendo il governo in questi giorni.
E’ chiaro che la disperazione di chi vuole venire in Italia sta arricchendo in modo esponenziale la malavita organizzata, avvezza a infrangere le regole.
A questa povera gente, alla ricerca di un sogno, li aspetta la fame, i maltrattamenti, i CPT, il rimpatrio coatto e in qualche caso la morte in mare. Molti di loro saranno la manodopera della camorra, altri saranno costretti al furto e al crimine per non morire, le donne saranno costrette a prostituirsi. I luoghi di sbarco e accoglienza sono allo stremo da anni, le pinete, i boschi, i sottopassaggi stradali, sono pieni di baracche dove mancano i requisiti minimi della vivibilità. Non sono situazioni che possono durare nel tempo e invece, il lassismo tipicamente italiano, rischia di farle ingangrenire.
Credo in una società multietnica e nel rispetto della legalità allo stesso modo e l’ONU, che che si scandalizza per un barcone respinto ma resta impassibile di fronte alle ragioni della disperazione, deve farsi promotore delle regole che permettano l’integrazione legale nei territori dei propri membri. Pena l’aspulsione. Altrimenti, inutile e dispendioso com’é, è meglio chiuderlo.
GF
Questa volta dissento. Tutto ciò che riconduce all’equazione ‘più immigrazione (o più clandestini) più criminalità meno sicurezza’ non trova riscontro nei dati forniti non dai giornali ma dai più seri istituti di ricerche. Sono addrittura i dati della Banca d’Italia.
Io non mi sento un buonista e neanche un irresponsabile ma ho un’idea che posso spiegare anche meglio che con le statistiche.
E’ un argomento che mi sta molto a cuore e come me penso a tanta gente e vorrei, naturalmente, ascoltare la tua idea.
L’equazione, però, non è “più immigrazione (o più clandestini) più criminalità meno sicurezza”, non può essere vera, ma “più clandestini più ricchezze per la criminalità meno legalità”.
In un paese dove la legalità è un optional non c’é bisogno di essere extracomunitari per delinquere, bastano i comunitari.
Scusami NIno ma per la proprietà transitiva dalla tua equazione ho il seguente esito: più clandestini meno legalità.
Ecco il mio pensiero è questo: il male, non la criminalità, è un territorio in cui l’uomo opera per sua libera scelta. Ed è come un territorio contendibile ora da questi, domani da quelli. Lo spazio che lascia uno verrà subito occupato dall’altro finchè ci saranno margini di esistenza per lo spazio stesso. In altri termini si devono anche contrastare le occasioni che ai crminali si dànno: le vari mafie, che sono tutte di cpyright rigorosamente italiano e che anche degli stranieri si servono. Anzi, il coinvolgimento degli stranieri nel crimine lo trovo un fatto del tutto incidentale, una questione momentanea di ‘più basso costo del lavoro’. Non possono essere loro il problema (né centrale né di striscio), perché se di problemi ce ne sono sotto degli altri allora questi ce li ritroveremo domani con sembianze semplicemente mutate ma non per questo più accettabili.
Ma poi le ultime due righe del tuo commento sono perfette: un concetto di quelli da ribadire ‘a tappeto’.