Donnine che si gonfiano a dismisura le tette.
Fotografi del torbido.
Giullari, portaborse e portaparola.
Presentatori, opinionisti, aspiranti cantanti.
E’ il triste, inguardabile, spettacolo dei lottizzatissimi palinsesti raimediaset.
Il ruolo della televisione di oggi, salvo rarissime eccezioni, è quello di veicolare l’immagine di determinati soggetti a seconda dell’importanza di questi nella società e del flusso economico che sono, o sarebbero, in grado di spostare.
Inutile dire chi sia il maggiore beneficiario di tale sistema, per conto proprio e delle proprie imprese.
Tuttavia c’é spazio per tanti “solisti” che agiscono per proprio nome e conto, ma non senza sponsorizzazioni e indotto.
Uno di questi, un allenatore di squadre di calcio, uno dei tanti protagonisti di uno sport che fatica molto a restare nell’ambito del gioco, discreto, non eccelso, attraverso la televisione e con una gestione sapiente del comportamento, ha assistito alla propria “trasformazione da uomo in mito”.
Quel modo di essere perennemente incazzato, contro, tenebroso, unito al gioco facile di derisione delle note deficienze del giornalismo italiano, al limite della “circonvenzione di incapace”, hanno fatto di José Mourinho uno “Special one”.
Dal punto di vista caratteriale questo ha avuto un deciso riflesso sulle fortune professionali; una squadra come l’Inter, da sempre nota come gruppo disomogeneo privo di particolare identità, può diventare l’equipe assetata di vittorie che si ammira ultimamente.
Dal punto di vista tecnico, però, viene fuori la verità. Non è una squadra che si distingue per imposizione del gioco o specialità degli schemi.
Al mediocre gioco di squadra, quindi, sopperisce con un fortissimo carattere e, naturalmente, grandissime individualità, proprio quelle che Mou pretende di continuo per sostenere le vistose carenze professionali.
Gli effetti di tale visione si possono notare meglio, al negativo, su un’altra squadra certamente non inferione all’Inter dal punto di vista tecnico e individuale: la Juventus.
Per il tipo di campionato scialbo avrebbe avuto bisogno di grandi dosi di forza caratteriale profusa dal proprio allenatore. Nel peggiore momento, addirittura nel dramma sportivo che ha vissuto fino a circa un mese fa, l’allenatore Ciro Ferrara ha trasmesso carisma e determinazione alla squadra con un nuovo spot della Danone, nel quale con una particolare predisposizione alla deficienza senile precoce, si mostra al pubblico con espressioni che mi hanno fatto rivalutare le capacità intellettive di Gasparri, Bonaiuti e Capezzone tutto di un botto!
L’intelaiatura di una squadra che in mano all’odioso Lippi potrebbe tranquillamente vincere un mondiale, allenata da un uomo, e voglio essere buono, troppobbuono, poco carismatico per colpa di una cattiva gestione televisiva, può finire in zone poco nobili della classifica di serie A.
E non si può neanche dire: ma dai non poteva mica decidere lui come apparire in quello spot! Ve la ricordate la pubblicità del solito Mourinho per la American Express?
Era la sua pubblicità, non quella della carta! Già lo immagino mentre contratta l’ingaggio: “o se fasci come dicu iu o non se fa nienti…”. Sappiamo com’é andata a finire.
Lui che avanza, sguardo truce verso l’orizzonte, incurante del diluvio, dello yogurt e pure della carta!
GF