La felicità di stare tra Amici.
La forza di un gruppo.
Il piacere indescrivibile della squadra.
Il sapore della radice tramite la verità assordante del Flamenco.
Umori de ajo y pierdas de fogo, logotipo andaluz y filumena.
La disciplina del canto attraverso parametri che controllano e misurano l’arbitrio.
Che piacere immenso!
L’incontro di Velez-Malaga come nocciolo di una modalità di pensiero a me molto cara.
Non c’è il bello, il brutto, il giudizio, il parere, l’opinione; esiste il parametro, attraverso il quale misurare la vita per filtrarne le emozioni.
Affianco al luogo dell’incontro, l’allegoria di questa verità rappresentata nella foto.
Grazie Sabino, Anna, Marco, Luisa e Paolino.

Grazie per aver condiviso questi giorni tra il serio e il semiserio, tra i rumori della vita e quelli della voce…tra i logotipi e i profumi di una terra che ci appartiene, dove ritroviamo l’essenza ancestrale della nostra provenienza…profumo di Spagna!
Grazie a presto
Grazie per aver condiviso questi giorni tra il serio e il semiserio, tra i rumori della vita e quelli della voce…tra i logotipi e i profumi di una terra che ci appartiene, dove ritroviamo l’essenza ancestrale della nostra provenienza…profumo di Spagna!
Grazie a presto
che dire…già una volta ti ho chiesto come facessi a trasformare in parole i sentimenti e ora anche le emozioni. Non che riescano a comunicare perfettamente ciò che si prova ma si avvicinano molto…io c’ero e so quali sono le emozioni provate. Le abbiamo condivise come l’aria che abbiamo respirato insieme. Grazie a te, alla tua presenza importante nella nostra vita e in questo particolare viaggio.
Cara Anna, tocchi un argomento che non è caro solo a me, naturalmente, ma alla storia della letteratura, del cinema, dell’arte in generale.
La trasformazione in parole, in questo caso, me se fosse stato in immagini (anche per questo ho messo questa foto) sarebbe stata la stessa cosa. Certo, la descrizione delle emozioni e dei sentimenti non ti fanno rivivere gli avvenimenti, per questo esiste il racconto, ma innescano un altro meccanismo, che è quello per cui ci piace vivere, che è quello della memoria, mischiata alla suggestione data dai nostri sentimenti, che rendono unico il ricordo delle cose. Per questo ciascuno di noi ricorda in un modo, e quel modo, dal momento dell’avvenimento, va in evoluzione continua.
E’ la ragione per cui non porto in viaggio la telecamera; mi piace assai rivedere le scene, le persone, i luoghi, certo, ma mi azzera quella evoluzione. Come dire, la memoria invecchiata è come un buon vino rosso che prende gli umori della botte in cui è stato conservato…prima o poi lo bevi e insieme al sentore dell’acino ci trovi migliaia di altre essenze che la pura e semplice spremitura non darebbe. Bè. anche noi usiamo, nel tempo, quelle memorie; le usa Sabino per comporre un brano musicale, un architetto per il racconto della composizione, per la gestione della sequenza degli spazi. Tutto si usa, non si butta via direi quasi niente.
Qualche perplessità (e ineludibile memoria) ce l’ho a proposito di quei “rumori della vita” di cui parla Sabino….ma questa è un’altra storia!
N
che dire…già una volta ti ho chiesto come facessi a trasformare in parole i sentimenti e ora anche le emozioni. Non che riescano a comunicare perfettamente ciò che si prova ma si avvicinano molto…io c’ero e so quali sono le emozioni provate. Le abbiamo condivise come l’aria che abbiamo respirato insieme. Grazie a te, alla tua presenza importante nella nostra vita e in questo particolare viaggio.
Cara Anna, tocchi un argomento che non è caro solo a me, naturalmente, ma alla storia della letteratura, del cinema, dell’arte in generale.
La trasformazione in parole, in questo caso, me se fosse stato in immagini (anche per questo ho messo questa foto) sarebbe stata la stessa cosa. Certo, la descrizione delle emozioni e dei sentimenti non ti fanno rivivere gli avvenimenti, per questo esiste il racconto, ma innescano un altro meccanismo, che è quello per cui ci piace vivere, che è quello della memoria, mischiata alla suggestione data dai nostri sentimenti, che rendono unico il ricordo delle cose. Per questo ciascuno di noi ricorda in un modo, e quel modo, dal momento dell’avvenimento, va in evoluzione continua.
E’ la ragione per cui non porto in viaggio la telecamera; mi piace assai rivedere le scene, le persone, i luoghi, certo, ma mi azzera quella evoluzione. Come dire, la memoria invecchiata è come un buon vino rosso che prende gli umori della botte in cui è stato conservato…prima o poi lo bevi e insieme al sentore dell’acino ci trovi migliaia di altre essenze che la pura e semplice spremitura non darebbe. Bè. anche noi usiamo, nel tempo, quelle memorie; le usa Sabino per comporre un brano musicale, un architetto per il racconto della composizione, per la gestione della sequenza degli spazi. Tutto si usa, non si butta via direi quasi niente.
Qualche perplessità (e ineludibile memoria) ce l’ho a proposito di quei “rumori della vita” di cui parla Sabino….ma questa è un’altra storia!
N