All’indomani delle primarie del Partito Democratico la notizia riportata da tutti i giornali è: “RUTELLI LASCIA”.
A me non sembra una notizia. La vera notizia sarebbe stata “RUTELLI RESTA!”.
Esistono degli uomini politici nel panorama parlamentare italiano destinati alla migrazioni quasi come fosse una condanna divina, irrequieti, alla perenne ricerca di quel famoso centro di gravità permanente.
Il Senatore Francesco Rutelli è stato segretario e parlamentare per il Partito Radicale dal 1983 al 1990. Ha quindi fondato i “Verdi Arcobaleno” ed è stato quindi eletto capogruppo alla Camera dei Verdi nel 1992.
Sono gli anni in cui se la prende con la fascia di ozono e con i mutamenti climatici.
È stato eletto sindaco di Roma nel 1993 e nel 1997 e ha ricoperto la carica fino al gennaio 2001 quando è proposto dalla coalizione di centro-sinistra, L’Ulivo, quale candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel 1999 è eletto deputato al Parlamento europeo nelle file del movimento politico “i Democratici” (riformisti filoeuropeisti), animato anche dal movimento dei sindaci Centocittà, fondato con Massimo Cacciari ed Enzo Bianco.
Al Parlamento europeo è membro del Gruppo Liberaldemocratico.
Infine è stato presidente nazionale e leader del partito politico “La Margherita” dal 2001 (anno della sua fondazione) fino allo scioglimento del partito nel PD, avvenuto nel 2007.
Tristemente famosa, durante il mandato da Vice Presidente del Consiglio nell’ultimo governo Prodi, la vicenda del sito internet “Italia.it”, costato 45 milioni di euro e dismesso per manifesta inconsistenza e inutilità.
Il destino gli riserva un futuro nell’Unione Democratica di Centro, almeno fino a quando nuove primarie, in competizione con Casini, lo vedranno sconfitto nella leadership “der bello de casa”. Si offenderà e lascerà.
In questo modo sarà più facile il passaggio, nella successiva legislatura, al Popolo delle Libertà, al quale affiderà le proprie speranze all’indomani della decomposizione di Berlusconi.
Le caratteristiche ci sono tutte; bella immagine, inconsistenza della proposta politica, voce suadente, al limite del mellifluo, tendenza all’esubero di testosterone. Grandi capacità di occultamento della “testiculite elefantiaca uxorica” con incapacità uditoria cronicizzata del monocordo sulla nota del sol quale ben sopportato effetto collaterale.
Gli piace vincere facile e con Bondi, Cicchitto, Gasparri, Schifani, Quagliariello e il noto adone Ghedini, acquisirà quella sicurezza nei propri mezzi inutilmente ricercata per tutta la carriera.

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