Riporto oggi il testo di un articolo inviato al sito modugno.it riguardante il delicato momento che la politica del mio paese sta attraversando e della quale ho il dovere di occuparmi.

“Nel momento di massimo degrado della politica uno spiraglio di luce ci arriva dal web, l’unico luogo incontrollabile e almeno per il momento incontrollato, nel quale si può continuare a dire quello che si pensa.
Per un cittadino che mai si sarebbe avvicinato alle logiche perverse delle spartizioni, per i teorici solitari e i rivoluzionari in provetta leader nel proprio bicchiere d’acqua, è il momento di uscire allo scoperto e riappropriarsi di un ruolo scippato dai vecchi professionisti della poltrona.
Così come sostenuto dal raggio più luminoso di quello spiraglio, Beppe Grillo, per riappropriarsi della cosa pubblica si deve partire dal gradino più basso: dai comuni.
Alla vigilia delle consultazioni provinciali ed europee, il Sindaco di Modugno, che guida una coalizione formata da PD, UDC, IDV e Rifondazione, decide di correre con l’UDC, quindi uno dei partner politici, per una poltrona nell’Ente territoriale. Niente di strano se non fosse per il fatto che all’epoca della elezione di Rana, l’UDC faceva parte dello schieramento opposto.
Inutile dire che il PD, sostenitore storico del primo cittadino, gioca il ruolo del “cornuto e mazziato” in una classica storia da prima repubblica.
E la bastonata è così forte che i suoi esponenti ancora barcollano e fatigano, giustamente, a riorganizzarsi. Può succedere, alla pari di una qualsiasi relazione anche sentimentale, di essere colti impreparati da un voltafaccia inatteso.
L’IDV, portatore elettivo dei geni per una nuova politica, non si esprime, almeno ufficialmente. Lo fa solo tramite ufficiosi dispacci di esponenti, anche di primo piano, che, evidentemente, non trovano una unanimità interna di vedute.
Tirando le somme, direi, al contrario, che con le logiche fin’ora usate dai nostri rappresentanti, non ci si dovrebbe sentire traditi e quindi non dovrebbe esserci spazio per la rabbia, il risentimento e tutte quelle emozioni che non fanno parte della politica. Chi va per questi mari..
Non è la prima volta che assistiamo a virate personalistiche di amministratori eletti con un preciso mandato e da una precisa parte politica, e non sarà l’ultima se al gioco non si daranno delle regole nuove che tengano conto della moralità e dell’etica, concetti troppo spesso trascurati in questo campo.
Credo sia arrivato il momento di ritrovare un linguaggio comune tra gli interlocutori privilegiati, includendo tutta la cosiddetta sinistra radicale, basato su un codice etico fatto di poche, ma chiare, regole a garanzia degli interessi della collettività che invece considera tranquillamente, ora più che mai, la politica una branca della criminalità organizzata o, nella migliore delle ipotesi, della delinquenza comune.
Chi di noi, semplici cittadini, affiderebbe le proprie chiavi di casa a un poitico?
Riorganizzarsi con le regole etiche permetterebbe ragionamenti lucidi e condivisi sugli scenari possibili che questa candidatura comporterebbe, con conseguenze dirette sulla durata della vita dell’attuale Amministrazione.
Se la parte di coalizione “tradita” (o sedotta e abbandonata se preferite) dovesse ritenere finito quel rapporto di fiducia (e così dovrebbe essere vista la lettera del Segretario del PD Gatti) che andava avanti da anni, avrebbe il dovere morale di negare, oggi, il proprio appoggio al Sindaco, senza indugiare oltre, anche perché con la eventuale conquista del seggio provinciale la figura del nostro primo cittadino ne uscirebbe molto rafforzata e a quel punto sarebbe improbabile che alcuni dei nostri ammaliabili consiglieri possano resistere al fascino di un uomo lanciato nelle alte sfere della politica.
La mia modesta opinione è che se il Partito Democratico fosse interessato ad acquisire una credibilità nello scenario attuale e sopratutto futuro, per cercare di interrompere quel trend che lo vede protagonosta al negativo di una emorragia di consensi da assenza d’identità, non dovrebbe occuparsi del tamponamento contingente o dell’ostruzionismo, ma decidere eticamente la conclusione immediata del rapporto, di fatto già avvenuta, e l’inizio di una nuova epoca di cambiamenti che tengano conto della questione morale e delle reali affinità elettive con compagni di viaggio affidabili”.goethe